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L’istinto materno è colpa

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A seguito l’aggressione subita da un cercatore di funghi a Pinzolo, un’orsa, madre di due cuccioli, sarà ristretta in cattività.

E’ questa “la sentenza” emessa oggi da un’ordinanza del vicepresidente PAT Olivi.

Il metodo con cui si affronta il problema della sicurezza nei boschi, rispetto alla presenza degli orsi è con quest’ordinanza assimilato al modo in cui la nostra giustizia umana pretende di risolvere le questioni che coinvolgono gli uomini: la restrizione della libertà personale.

Ma nell’emissione dell’ordinanza ferragostana che mira in primo luogo ad evitare la malaugurata reiterazione dell’episodio, si omettono alcune semplici considerazioni.

L’orsa Daniza ha agito come natura le ha insegnato e opportunamente suggerito: non ha pertanto alcuna colpa, ma il merito di aver agito in precauzionale difesa della propria prole, peraltro patrimonio del Trentino, in quanto oggetto di attrazione e implicita valorizzazione di quella naturalità del territorio provinciale, ostentatamente propugnata sui media anche a mezzo costose campagne pubblicitarie.

Il cercatore di funghi, vittima dell’episodio, poteva invece quantomeno supporre che, tra i rischi connessi alla frequentazione di un bosco, in quell’area, parco nazionale, potesse anche incontrare un plantigrado, la cui presenza è ampiamente nota e, pertanto dotarsi dell’opportuna circospezione, sinonimo di prudenza. Infine, resta da chiedere all’assessore provinciale competente con adeguata ed urgente interpellanza come la forestale o quale altro organo della variegata e dotatissima galassia di dipendenza provinciale, sia preposta al progetto Life Ursus, stesse controllando gli spostamenti dell’orsa e della sua prole. Con quali mezzi, attenzioni ed eventuali accorgimenti per la tutela dei frequentatori del bosco.

E’ su questo versante che vanno individuate responsabilità ed eventuali “problematicità” come le definisce il Presidente Rossi. Se vi è un’orsa con prole, sussiste una situazione di pericolo che va circoscritta, con interventi adeguati, assolutamente possibili. E’ sufficiente investire in informazione e formazione (una volta in più, se necessario) e vedere come questi problemi sono risolti in altri parchi del mondo, dove la natalità degli orsi è ben più elevata che in Trentino.

La cattività di Daniza costituisce non solo palese ingiustizia, ma la constatazione della totale inadeguatezza della gestione della “macchina provinciale”, fin troppo dotata di mezzi, poco supportata da idee.

 

Cinzia Albertini

1 commento

  • Link al commento Alberto Agostini %PM, %17 %714 %2014 %18:%Ago inviato da Alberto Agostini

    Brava, l'episodio dell'orsa non è altro che l'ennesimo atteggiamento umano di accaparrarsi gli spazi migliori senza tener conto del pari diritto delle altre creature di beneficiarne. Nella dualità fintanto che l'uomo riesce ad imporre la sua azione verso le specie meno prestanti, allora tutto procede per il meglio. Quando il "nemico" invece si fa potenzialmente più temibile come nel caso di specie, allora scendiamo di qualità e ricorriamo alle maniere forti. Imbracciamo cioe' un fucile e risolviamo la questione nell'unico modo che sappiamo fare.
    E' sempre ed unicamente un rapporto gerarchico: forti con i deboli, deboli con i forti.
    Restando nell'ambito dei plantigradi, già piangevo per il carcere di S. Romedio. Qui avevano recentemente "segregato" un'orsa, che era riuscita a fuggire in varie occasioni, così l'uomo aveva innalzato le mura con del filo spinato percorso da corrente. Chi si occupava di lei, riportava delle notizie strazianti sulle scariche elettriche inflitte al muso dell'orsa nel valido tentativo di riacquistare il dono più grande, cioè la libertà.
    Speriamo che il buon senso alla fine prevalga sull'idiozia. So che il web s'è già mosso in tal senso.

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