Tutta la Germania torna in Piazza contro TTIP e CETA per difendere i propri diritti dalle multinazionali. E L’Italia?

    Nonostante la pioggia, decine di migliaia di persone sono scese in strada a Berlino per ribadire il propriono agli accordi di libero commercio tra Unione europea e Stati Uniti, il cosiddettoTTIP e con il Canada, il meno conosciuto CETA. Nella capitale la manifestazione, convocata da sindacati, organizzazioni ambientaliste e perfino comunità religiose, ha preso il via a mezzogiorno dalla centralissima Alexanderplazt. Immagini simili arrivano da Francoforte, Colonia, Monaco di Baviera, Amburgo, Stoccarda e Lipsia.

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    Il caso. “Il Ttip è morto” per il vice cancelliere tedesco. Lo rimpiangeranno in pochi

    di Augusto Grandi

    Il Ttip è morto”, ha certificato Sigmar Gabriel, vice cancelliere tedesco. Con il rischio, però, che possa venir riesumato dopo le elezioni americane e quelle tedesche. Se davvero morirà, a rimpiangerlo saranno in pochi: le multinazionali e il ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda.

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    TTIP, la clausola nascosta che rende gli stati schiavi delle multinazionali

    A partire dagli anni sessanta, i vari Governi tedeschi hanno stipulato accordi con 130 Paesi per tutelare gli investimenti privati nei reciproci territori.

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    Il monito dell’Onu: CETA e TTIP violano i diritti umani

    All’indomani del Brexit, arriva dall’Onu la dura condanna dei trattati di libero commercio, TTIP e CETA, che la Commissione sta negoziando – in segreto – con Stati Uniti e Canada.

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    La nuova aristocrazia

    La nuova aristocrazia

    Nel consueto silenzio generale della nostra stampa, riservato alle notizie che infondono cambiamenti indesiderati nella quotidianità, sta per essere sottoscritto tra USA e UE, il trattato TTIP.

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    Notizie Random

    • IL MITO DELLA PRIVATIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI
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      Le ultime vicende del Comune di Roma e della Regione Lazio hanno messo in evidenza un’aurea regola italiana, mutuata dalla Fiat e applicata ai rapporti fra Stato e privati: “privatizzare” gli introiti e “pubblicizzare” le perdite. Un sistema di potere mafia-politica da anni guadagna sulla pelle dei ‘disperati’, che “rendono più del commercio di droga“ col pretesto di nobili ideali come l’accoglienza e l’integrazione; accusando di fascismo, razzismo e xenofobia chiunque si opponga allo spreco di denaro pubblico che è finalmente venuto alla luce. I costi sono ‘pubblici’, i ricavi invece diventano ‘privati’.
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