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Italia 2020?

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In questi giorni la nostra stampa nazionale si è scandalizzata per due episodi assurti agli onori della cronaca a distanza di tempo ravvicinata, aventi come denominatore comune la medesima incuria per la vita altrui.

Il primo caso riguarda la ragazza nuda, fotografata distesa tra la spazzatura alla stazione centrale di Milano; il secondo, l’episodio della donna, un medico, accasciata sul cofano di un’autovettura, in una centralissima area milanese, perché sottoposta ad un attacco della malattia al sistema immunitario che la colpisce.

In entrambi i casi, è pubblicamente lamentata la disattenzione palese delle persone che transitavano a piedi in quei luoghi, perfettamente consce dello stato di difficoltà delle due donne. Categoria di persone descritta come assolutamente “normali”: studenti, mamme, civilissimi cittadini milanesi, che deliberatamente, è scritto, hanno omesso di prestare soccorso a queste due esseri umani, d’interessarsi del loro evidente stato di necessità, onde evitare, probabilmente, impicci di vario genere.

 

E’ un quadro sconsolante, si lamenta, per una società che annovera volontari a frotte in decine di associazioni, ma che, nella circostanza di bisogno non riesce ad essere semplicemente desto verso il bisogno altrui.

Milano è una città simbolo per l’Italia: le sue idee, la sua vitalità economica, sono sempre poste ad esempio.

Anche in questo caso essa è posta come esempio di una prassi comportamentale, che si dice diffusa a molte altre città della penisola, seppure d’inferiore consistenza demografica.

Emerge dalla critica a questi resoconti di cronaca, il desiderio di stimolare il lettore, cittadino a sua volta, verso quel senso di responsabilità umana, che dovrebbe almeno scaturire dalla solidarietà d’appartenenza alla stessa specie.

E’ singolare come, dopo almeno due decenni, di sollecitazioni più o meno esplicite, ma sempre assidue, verso un individualismo eretto a virtù, oggi la grande stampa abbia iniziato a richiamare con frequenza crescente, l’attenzione dei propri lettori verso i valori fondamentali dell’uomo. L’etica non è più merce da saggi in vendita in libreria, ma riferimento costante a proposito ed a sproposito.

La prassi in voga adottata dai furbetti dotati di correttezza formale, siano essi politici o appartenenti a qualsiasi altra categoria professionale e fascia anagrafica, sta subendo un attacco mediatico, che censurando determinati comportamenti, mira a ristabilire il primato dell’onestà nei rapporti interpersonali.

Ecco il richiamo ai valori fondamentali dell’uomo, a quelli virtuosi impressi nel dna della sua specie.

Ma l’uomo ha una storia alle sue spalle, un percorso millenario, nel corso del quale l’educazione della sua specie si è evoluta, sia pure tra scempi ed abomini. Gli ideali generati dall’affinamento del pensiero, non giacciono tra le pagine di polverosi libri che riempiono gli scaffali delle biblioteche dei centri di cultura, ma nella tradizione di vita di un popolo.

E’ al fondamento di quella tradizione che oggi i media nazionali dovrebbero far riferimento, per agevolare il recupero di quei necessari contenuti d’etica, senza i quali la nostra società e ognuno di noi vaga senza meta nel quotidiano.

 

Stefano Radi

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