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Chi governerà l’Europa?

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L’anno che si conclude è stato denso di impegni elettorali per i perginesi: elezioni politiche, comunali, provinciali e tra cinque mesi sarà la volta delle elezioni europee.

Quale fervido susseguirsi di chiamate all’espressione della volontà politica degli elettori! Peccato che, dagli immancabili sondaggi, emerga che solo ad un esiguo numero di cittadini italiani sia noto il nome dei propri rappresentanti a Bruxelles.

 

Sino al 2009, il Parlamento europeo deteneva sostanzialmente un potere consultivo, ma dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona sottoscritto due anni prima, il potere di tale organismo ha fatto percepire  tangibilmente il proprio ruolo ai cittadini dell’Unione.

 

Malgrado ciò, l’attenzione delle cittadinanze nazionali ed in particolare di quella italica, non hanno compreso, forse appieno, la forza legislativa del governo di Bruxelles, continuando a sottovalutarne l’attività. Se ne sono invece perfettamente accorte le varie associazioni e gruppi d’interesse economico, che hanno costituito lobbyes tendenti a far giungere influentemente la propria voce ai politici legiferanti.

Così, mentre i parlamenti degli Stati membri sono subordinati ai condizionamenti delle volontà legislative comunitarie, rendendo praticamente nulle le discussioni parlamentari nazionali su alcuni temi fondamentali della vita pubblica, quali finanza e libertà personali, i cittadini  assistono distratti alle decisioni di un potere legislativo per loro pressoché insignificante.

Ad aggravare questa situazione, intervengono dati di contrazione nell’affluenza elettorale che, particolarmente nel nostro Paese, evidenziano una profonda disaffezione per la politica, la quale, superato il confronto con le urne, governa per decreti legge, spesso contradditori  con i fondamenti delle proprie basi legislative.

In questo clima si generano condizioni di macroscopica violazione dei principi cardine per uno stato democratico, che nessuna voce stigmatizza, mentre, invece, se ne registra supinamente l’accadimento, con la stessa imperturbabile carenza di considerazione con  la quale sono accolte le disposizioni comunitarie.

Valga per tutte la recente pronuncia della Consulta, con la quale la legge elettorale servita per nominare gli attuali membri del Parlamento (e quelli di alcuni dei precedenti) è stata dichiarata incostituzionale.

Questi fatti, noti a tutti, perché ampiamente riportati dai media, pongono semplicemente e ragionevolmente all’attenzione comune che stiamo vivendo una stagione di sopore civico, nella quale nulla, per quanto illogico e ingiusto può turbare il quotidiano incedere del cittadino, supino e impotente innanzi a qualsiasi disposto legislativo, come l’ignorante servitore della gleba medioevale.

Peccato che il livello d’istruzione generalizzato, ostenti diplomi, spesso lauree, talvolta master e soprattutto quella considerazione per le proprie qualità personali e professionali, assolutamente legittima per ognuno, ma bisognosa d’essere tangibilmente posta alla prova dei fatti, per essere funzionale al costante miglioramento di se stessi in particolare e della società in generale.

E’ su questo punto che va posta una riflessione per il risanamento della politica, per la derivante promulgazione di leggi eque e chiare, che non siano esclusivamente funzionali ad interessi di parte, di entità sempre più economicamente pervasive, in grado di esercitare condizionamenti politici. Essa passa inconfutabilmente, attraverso la consapevolezza  dell’importanza del ruolo di cittadino fattivamente coinvolto nel contesto sociale, avulso da una sterile ed egoistica visione della propria vita, in modo da riscattare l’odierna posizione di suddito e ridivenire elettore di una classe politica autenticamente illuminata, impegnata a migliorare la vita delle generazioni che verranno.

 

Stefano Radi

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