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L’onestà è un optional a pagamento?

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Dopo l’euforia per il risultato elettorale colto dal PDRenzi alle ultime elezioni europee, agli onori della cronaca sono balzate le notizie relative alle inchieste giudiziarie inerenti l’expo Milano e il Mose di Venezia.

Fiumi di denaro finiti nelle tasche di coloro che dovevano gestire oculatamente i fondi stanziati per queste opere; distrazione sistematica di fondi ingenti, utilizzati per fini personali, senza alcuna remora e ritegno. Tanto affiora da quanto posto a disposizione della stampa.

La giustizia farà il suo corso e si vedrà se le accuse rispondono al vero o se sono funzionali ad esigenze di “smantellamento” di una leadership politico/affaristica, sino ad un anno fa saldamente accreditata e persino temuta, quando non osannata e fatta accomodare in pompa magna nei salotti buoni dell’emittenza televisiva, al cospetto di milioni di telespettatori/elettori/contribuenti soccombenti.

Già, soccombenti, poiché le milionate di euro necessarie per finanziarie queste iniziative faraoniche, provengono dalle tasche dei cittadini, in forma diretta o indiretta. Siano esse tasse o finanziamenti da grandi gruppi e aziende, sono sempre i cittadini a fornirne la fonte. Sono quei milioni di soggetti che ogni mattino si alzano e vanno a lavorare, quelli stessi che negli ultimi anni sono stati tacciati, da più di un illuminato guru salvifico dell’economia, d’essere degli spendaccioni incalliti, produttori di un monumentale debito pubblico.

Questi stessi cittadini, periodicamente elettori, faticosamente lavoratori, spesso per la difficoltà di ottenerlo, figurano innanzi a queste notizie a titoli cubitali, come degli ingenui e degli sprovveduti.

La loro onestà, il rispetto per la loro dignità, la considerazione dei valori morali e delle leggi sulle quali si regge questa millantata democrazia, appaiono, innanzi alla spregiudicatezza delle azioni compiute dai gestori sotto accusa, come qualità e comportamenti fuori dal tempo.

C’è una prassi che si va inveterando come normalità di comportamento sociale: chiunque oggi venga indubitabilmente scoperto a rubare, a sottrarre quanto è affidato alla sua sorveglianza, non ha più quel sussulto estremo di vergogna che scaturisce dalla considerazione per la propria persona, prima che per quella altrui: non s’impicca più. Nega, nega ad oltranza la propria colpa, come sa bene fare il fedrifago impenitente.

Oggi è l’onesto che si uccide o, talvolta, sopraffatto dalla follia sopprime chi li è accanto.

Corruzione e cupidigia, sono tra le peculiarità deficitarie dell’uomo, antiche come l’umanità. Non si contrastano con leggi e pene o, almeno, non solamente e soprattutto validamente, ma con il valore morale che scaturisce dal banalissimo rispetto e dall’autentica considerazione per se stessi. Quella considerazione che questa gente, questi ominicchi, assurti non a caso alla ribalta della politica e della gestione di importanti organismi amministrativi, finanziari e imprenditoriali non ha per se stessa.

E’ giunto il tempo che quei milioni di cittadini, elettori, lavoratori, ingenui contribuenti che s’alzano quotidianamente per produrre onestamente, abbiano autentica coscienza e rispetto per se stessi, comprendendo quanto l’evidenza dei fatti manifesta, cessando di sottovalutarsi e, soprattutto di dare ascolto all’imbonitore di turno.

Sarà un bene per tutti, ma primariamente, per l’avvenire dei propri figli.

 

Stefano Radi

 

 

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