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L’inganno dell’asilo

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L’inganno dell’asilo

La televisione è prodiga nel mostrare le disgrazie del mondo, le sventure dei più sfortunati, forse deliberatamente torteggiati. I principali giornali le fanno eco sulla carta.

Si sa, le immagini ed i racconti delle miserie altrui alleviano il peso dei propri problemi ed in tempi come questi non è cosa di poco conto.

Ma oltre a questo scopo, vi è il fine di stimolare se non la solidarietà, la pietà verso persone che a migliaia ormai, attraversano le coste del mediterraneo per trovare rifugio in Europa.

Uomini e donne con bambini, che fuggono da guerre e dalle conseguenze che esse comportano. Africani, arabi, ma ora anche albanesi e kossovari. Molti mirano al riconoscimento dello status di rifugiati politici, bisognosi di asilo.

La Convenzione di Ginevra, riconosce questa condizione a coloro che provengono da Paesi in stato di guerra, ove la vita sia posta in pericolo da persecuzioni o atti proditori contro i civili. Il problema sta investendo non solo l’Italia, ponte nel mediterraneo, con molo a Pantelleria, ma ora anche altri Stati a nord del continente.

La Francia, da decenni rifugio dei perseguitati politici del mondo, ha fatto l’en plein ed ora non si cura di contrastare il passo a quanti pur di raggiungere parenti ed amici in Inghilterra, pongono a rischio la propria vita pur di attraversare la Manica in qualche modo. Così il buon Cameron, ha aperto il portafogli dei contribuenti inglesi ed ha dato, in questi giorni, un cospicuo contributo economico al governo francese perché dia una “guardatina” alle proprie coste. Olanda e Svizzera, con il pragmatismo che le contraddistingue, accolgono rapidamente coloro che ritengono di gradimento e rimpatriano senza convenevoli gli altri, con la “raccomandazione” perentoria di non ripresentarsi nel territorio.

La Germania, che già accoglie la maggiore comunità turca fuori dai patri lidi, ora nell’occhio del ciclone per l’atteggiamento inflessibile tenuto con le finanze greche, valuta con attenzione tutta teutonica ogni singola richiesta d’asilo. La mole delle domande e la meticolosità burocratica però non si combinano: sono infatti in fase di elaborazione circa 270.000 domande.

Queste persone, nel frattempo, soggiornano in centri d’accoglienza appositamente predisposti, nei quali dispongono di tutto quanto abbisogna per le loro necessità, ivi compresa la connessione internet ed una paghetta mensile di 359 euro per le minute spese. Ottenuto l’asilo vengono indirizzati verso località della Repubblica Federale ove possano facilmente inserirsi nel contesto sociale, coadiuvati dal pagamento dell’affitto di casa e delle spese connesse (energia, riscaldamento, altre), da buoni per l’acquisto dei mobili, dalla connessione internet per i contatti con il Paese d’origine ed il conforto della paghetta pro capite.

Giorni fa il presidente per l’ente preposto al controllo di tale servizio (BAMF) ha invocato un’azione più decisa da parte della politica, chiedendo in particolare se il crescente afflusso di persone dai balcani (Albania e Kosovo) sia effettivamente connesso a problemi bellici o più semplicemente a ragioni di opportunità economica, non contemplate per l’ottenimento dello status di rifugiati.

Vi sono infatti a tutt’oggi in Germania oltre 600.000 persone il cui status di rifugiato politico non è stato riconosciuto, ma che non sono state espulse nonostante ciò sia previsto dalla legge. Peraltro, coloro che non vedano accolta la propria domanda, possono uscire, momentaneamente, dal territorio tedesco, per rientrarvi a stretto giro e ripresentarsi quali richiedenti asilo, reiterando il ciclo.

E’ una situazione la cui macroscopica incongruenza sta sollevando la pubblica indignazione, con manifestazioni spontanee di cittadini per le strade:vi è una palese sperequazione nel trattamento tra i richiedenti asilo ed i cittadini tedeschi che a vario titolo si trovino nella necessità di ricorrere all’ausilio pubblico. Anche l’opulenta Germania, dopo le “innovazioni” del liberismo economico volute da Bruxelles ha tolto molte delle provvidenze dello stato sociale, creando in alcuni Land diffuse difficoltà a molti cittadini.

Ora non bastano più le pur ampie e numerose aree destinate all’accoglimento dei profughi, per soddisfarne le presenze. Nello Schleswig-Holstein, la scorsa settimana, ne è stata aperta una nuova in un’area appena dismessa dall’esercito, grande come ventiquattro campi da calcio regolamentari, dotata di palazzine e quant’altro occorreva all’autonomia gestionale di una grossa guarnigione, ma potrà solo fronteggiare l’emergenza.

In Italia, negli ultimi anni, distratti dal continuo ritornello del debito pubblico intonato dai media, dalle finte beghe partitiche, dalle campagne politiche moraliste combattute inneggiando all’onore degli “scontrini”, sopraffatti dall’avidità del fisco, dalle mille rinnovate difficoltà burocratiche e amareggiati dalla dissoluzione dei rapporti sociali, non ci si è quasi accorti, che il contesto sociale è sostanzialmente mutato sin nelle più remote località, senza che nessuno ci abbia detto che, oltre all’abbattimento delle frontiere sancito da Schengen, vi era stato anche quello delle barriere con altri stati, profondamente diversi per storia e tradizioni.

Tuttavia siamo cittadini del mondo e uomini, la cui solidarietà non può essere negata a nessuno.

Certo, ma vorremmo non essere presi per i fondelli: l’uomo è nulla fine a se stesso, ma è la considerazione che per tanto rivolge al suo simile, esaltandone la dignità, che abbisogna d’essere lasciata al libero arbitrio per autenticarne il valore, che potrà esprimersi in funzione delle diverse sensibilità, in generosità, carità, pietà.

Difficile pensare che queste migrazioni indotte da guerre artatamente fomentate, possano essersi sviluppate come fenomeno spontaneo, in una società ove tutto, quanto interessa i fini del profitto è previsto e pianificato e realizzato con l’ausilio dei soliti noti: i media.

Si tratta di un inganno, l’ennesimo, l’inganno dell’asilo.

 

Stefano Radi      

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