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L’Uomo e il denaro o il denaro e l’Uomo?

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L’Uomo e il denaro o il denaro e l’Uomo?

Da molto tempo mi sono posto una domanda, alla quale ho sempre avuto difficoltà a trovare risposta esauriente:  

“ che relazione c’è tra l’Uomo e il denaro?”

Nel tentativo di ottenere una risposta che mi desse soddisfazione, mi sono rivolto alla storia della moneta, esplorando i fondamenti della sua origine.

Sapendo che l’uomo aveva inizialmente utilizzato il sistema del baratto per soddisfare le proprie necessità, la ricerca non mi ha condotto ad una data certa, ma ad un riferimento temporale attribuito per convenzione. La comparsa della moneta risalirebbe al settimo secolo a.c. ad opera di Creso re della Lidia, l’odierna Turchia.  

Da quel tempo ad oggi, seguendo varie evoluzioni, la moneta ha sempre assolto al ruolo di merce di scambio.

A tale riguardo Paul Anthony Samuelson,  economista statunitense premio Nobel nel 1970, deceduto pochi anni or sono scrisse:

“ La moneta, in quanto moneta non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare”.

Questa tesi mi ha fatto riflettere, conducendomi alle seguenti due deduzioni:

- la moneta è una merce inventata dall’uomo;

- il valore attribuito a tale merce lo dà l’uomo, in funzione del beneficio che da essa trae.

La moneta è quindi, indubbiamente, un mezzo, non un fine.

Analizzando sommariamente la situazione contemporanea, mi ritrovo vincolato a dover vivere nel quotidiano circondato, se non assillato da:

-          debito pubblico

-          spreed

-          iper valutazione di alcuni prodotti d’uso corrente, caratterizzati da prezzi disallineati all’effettivo loro valore, in contraddizione stridente con i principi che regolano la legge della domanda e dell’offerta

-          salari

-          compensi per attività intellettuali

-          fatture e documenti fiscali

-          commissioni su attività di commercializzazione

-          tasse

-          finanziamenti e finanziarie

-          carte di credito

-          bit coin

-          azioni e obbligazioni

-          banche e gestione di pressoché ogni transazione monetaria

L’elenco potrebbe essere allungato di molto, evidenziando come l’attuale vita dell’uomo sia strettamente interconnessa al denaro, reale o virtuale.

Il denaro non è oggi più subordinato all’uomo in quanto sua invenzione e strumento di mero uso, ma è divenuto elemento indissolubile della sua vita quotidiana, anzi arbitro che scandisce i ritmi delle sue attività e persino le scelte di vita.

Questa condizione, seppure semplicemente spiegabile nel suo decorso temporale, mi pone in seria difficoltà se rapportata al tentativo di comprenderne l’interconnessione con le effettive necessità del genere umano e quindi con la sua conoscenza.

Per esempio:

se ad un consesso dicessi : “ Dio esiste solo perché esiste l’uomo”, tutti i presenti non avrebbero nulla da ridire, in quanto ovvio;

se invece affermassi:

“ il denaro esiste solo perché esiste l’uomo”, ritengo che si innalzerebbe un coro di dissenso accompagnato da svariate osservazioni negative, anche sgradevoli.

Perchè?

Credo che la ragione sia molto semplice.

Per sua natura, l’uomo tenta di preservare la propria specie. Se un tempo egli era strettamente inserito e correlato alla propria tribù, in seguito al proprio paese o città e quindi al proprio stato, oggi l’uomo ha ridotto il proprio ambito d’identificazione territoriale ad un ristretto nucleo di affini, che rassicura con somme di denaro accumulate, visibili su uno schermo ritenendo che al di là del suo esclusivo tornaconto nessun altro possa avvalersene. Questo pensiero generalizzato conduce alla situazione sociale attuale, nella quale l’uomo manifesta se stesso nel proprio ristretto ambito, indifferente alle difficoltà che possono colpire soggetti a lui strettamente vicini, ma estranei al suo prescelto contesto sociale. Il timore di diminuire o addirittura perdere anche solo parte del suo denaro, lo rende indifferente.

Contestualmente a questa situazione socialmente dilagante, osserviamo come oggi la politica non sia più ispirata ai valori morali espressi dalla storia e dalle tradizioni di un popolo, riassunti e sanciti dalla Carta Costituzionale, fonte d’ispirazione indifferibile per tutte le leggi, ma sia caratterizzata da un mero scambio di vantaggi, finalizzato all’ottenimento di potere e denaro e di reciproci privilegi personali e di gruppo.

La correttezza formale nell’attuare le più sordide macchinazioni approfittando della fiducia accordata dagli altri ha contratto il numero dei manigoldi rinchiusi nelle patrie galere, riservandone l’ospitalità a ladruncoli e grassatori di basso profilo delinquenziale.

Persino l’esercizio della “caritas cristiana”a cui si ispira la nostra religione nazionale, è un’attività praticata per generare lucro sulla pelle di popolazioni disgraziate, ree di non essere sufficientemente accorte nel comprendere le raffinate tecniche di sobillazione delle proprie inevitabili divergenze sociali, mediante l’istigazione e radicalizzazione delle quali, la nostra evoluta civiltà del denaro, promuove guerre e disordini, ricavando benefici economici a multiplo crescente.  

Nel qual mentre siamo emotivamente spronati ad accogliere ed aiutare masse di profughi che arrivano sul nostro suolo patrio spinte da terrore e bisogno economico, la nostra stessa situazione lavorativa è posta in pericolo dalla precarizzazione dei posti di lavoro e dalla sensibile contrazione dei salari, generata dalla concorrenza prodotta da questi negletti. Nel contempo la loro stessa precaria condizione di vita diviene fonte di lucro, per organizzazioni che traggono profitto dai denari posti a disposizione dalla nostra contribuzione nazionale.

Il denaro sempre e solo sopra a tutto.

Ma esso che cosa dovrebbe essere effettivamente?

Uno strumento, non un fine a cui assoggettare la propria esistenza.

Il suo utilizzo dovrebbe essere funzionale alla sua natura ed agli scopi per cui fu inventato.

Oggi abbiamo l’economia, assurta dapprima a scienza e poi, dopo l’avvento della finanza, a suo supporter.

Siamo pervasi dagli editti dell’economia e dalle fluttuazioni della finanza. Esse dominano il mondo, sovrastando i parlamenti e le volontà degli stati sovrani, ridotti per trattati al ruolo di denominazioni di aggregati sociali territoriali.

Mediante la silente introduzione dell’economia a suggeritore delle politiche degli stati, sempre più finalizzate alla ricerca di denari preminentemente da accumulare per alcuni (i più ricchi) e da spendere per altri (i più poveri) siamo stati espropriati del libero arbitrio.

La libertà, bene primario dell’uomo è quindi stata subordinata al possesso del denaro, elemento che ne determina la posizione sociale e ne indica, per deduzione logica, le capacità intellettuali.

Il valore morale, intellettivo, intellettuale dell’uomo, le sue effettive capacità sono esclusivamente assoggettate alla sua disponibilità di denaro e mediante essa alla possibilità di fruire dei beni e dei servizi posti a disposizione dalla moderna civiltà.

E’ una condizione palesemente innaturale e soprattutto dannosa per il bene di tutti. Una situazione lontana dalle regole della natura imprescindibili per la vita dell’uomo, prima ancora della condizione ambientale stessa del pianeta, disastrato dall’utilizzo insensato e distruttivo delle sue risorse, anch’esso attuato per fini di lucro.

Siamo di fatto schiavi del denaro.

Dio esiste perché esiste l’uomo e con esso le religioni, che sovente riassumono regole morali per la conduzione virtuosa della vita.

Oggi anche le religioni vengono armonizzate all’evoluzione della vita dell’uomo. I grandi sacerdoti che sovrintendono alle norme secolari che le regolano, adeguano le prassi al mutato scenario  sociale. Ma se, come abbiamo detto, questo scenario è profondamente alterato da aberrazioni politiche e sociali innescate dall’ aver snaturato l’utilizzo di un semplice mezzo della vita dell’uomo, come facciamo a ricondurci alla sua primaria funzione?

E la storia dell’uomo?

La sua evoluzione democratica, ottenuta con le guerre, le intuizioni filosofiche, le scoperte scientifiche, i successi della tecnica a che cosa sono servite se oggi la sua vita è di fatto regolata dal possesso del denaro e scandita da una crescita economica affidata all’incessante livello di  consumo di beni?

Siamo già ripervenuti agli albori della sua vita civile. E la similitudine con la vita altomedievale mi sovviene spesso come paragone più calzante.

Pochi dispongono delle leve di comando, fondando il loro potere sulle menzogne e sulla credulone ria delle persone. Tra di esse uno stuolo di valvassori e valvassini, microcefali illusi di ricoprire un ruolo importante nella società, ma esclusivamente dipendenti dal capriccio dei propri padroni ed un popolo borbottante e mugugnante sui social, autentico strumento di controllo diretto ed indiretto delle persone.

L’avidità e l’arroganza che caratterizzano questa nuova elite umana, erettasi a primate del mondo grazie all’utilizzo  improprio del denaro, permesso dalla falle nelle leggi degli stati prodotte dalla corruzione politica e dalla colpevole disattenzione dei governati, è giunta negli ultimi 20 anni ad aver rapidamente consumato tutti gli spazi di credibilità ancora superstiti nella parte più attenta dei popoli, creando una nuova divaricazione nella visione delle aspettative e delle modalità di vita.

Tra queste, il possesso del denaro quale presupposto ineluttabile per poter vivere e la dipendenza alla sua sudditanza sono un assioma che è giunto al capolinea.

La sua attribuita smisurata valenza sottoforma di ricatti imposti dal debito pubblico, dalla sottrazione delle banche centrali nazionali, mediante la creazione di banche sovranazionali, la presunzione di gestire la totalità dei risparmi, mediante fondi d’investimento, assicurazioni, la creazione di pensioni alternative, e di pervenire persino al controllo del dettaglio delle piccole spese con la scusa di recare ostacolo alla criminalità organizzata  è oggi platealmente evidente a tutti nella sua pretestuosità.

Infine, il controllo capillare esercitato sulla possibilità di approvvigionamento di moneta in modi leciti e soprattutto legittimi rispetto alle aspirazioni libertarie di ciascun individuo, attuato mediante l’imposto basso livello di sviluppo del lavoro, gravato da leggi fiscali inique, spesso persino stupide, opposte ai fini dichiarati dai legislatori, sta producendo un tasso di malcontento sociale che nella storia ha sempre condotto a rivoluzioni e guerre.

Guerre, che si stanno preparando oggi, nella convinzione scellerata che il loro epilogo condurrà a nuove opportunità per l’accumulo di denaro.

Una contrazione del numero degli abitanti di determinate aree del pianeta. La necessità di ricostruire quanto distrutto, un generale fermento produttivo che non consideri le condizioni di lavoro e, soprattutto, la possibilità di sbarazzarsi delle residue antiche visioni morali, sono considerate da questa presunta elite il rimedio per continuare ad accumulare denaro.

Fortunatamente, forse, il ricordo degli esempi scaturiti dalla storia sta rammentando ad una parte di questa umanità stupidamente perfida, che gli eventi bellici oltre che dalla volontà dell’uomo sono governati da altri fattori, che derivano dalla sua natura e che producono risultati non determinabili. Esiti, che potrebbero anche essere nefasti, per i giocatori di monopoli che ambiscono alla vittoria.

La sorte dell’ex impero inglese è ancora viva nella loro mente.

Per quanto mi riguarda, impotente innanzi agli eventi, considererò il denaro per ciò che è:

uno strumento da considerare esclusivamente per la sua funzione, oggi soprattutto per non alimentare un’economia ed una finanza pericolose nemiche della vita.

Giorgio Decarli

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