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    La Sibilla

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    Il Presidente della PAT Ugo Rossi ha dichiarato questa settimana che “…teme imboscate da Roma” e che, quindi, “… l’autonomia dobbiamo meritarcela”.

    Affermazione impeccabile, in un contesto politico di riforme annunciate dal Presidente del Consiglio che siede a Roma, il quale appare quotidianamente impegnato a prometterle, adottando per la loro realizzazione prassi spicce.

    Considerazione che appare ancor più consona, quella del presidente trentino, constatando come tra le riforme annunciate con evidenziatori e discorsi decisionisti, spicchino quelle che, in sintesi, pongono ulteriori limiti alle già intaccate libertà della nostra giovane democrazia.

    Proprio per questo, sarebbe forse opportuno che Rossi, insediatosi oramai dal tempo di un parto, s’impegnasse per modificare quella  diffusa abitudine di considerare la PAT “un bancomat”, senza il supporto del quale nessun imprenditore è tale. A riguardo, per puro, incidentale esempio è ancora fresco il ricordo della recentissima “provvista” di 8 milioni di euro, per sostenere la cantina LaVis.

    Ma modificare abitudini che sono state inculcate nel corso degli anni, spesso motivandole con la necessità, più che con l’opportunità di accedere ai contributi pubblici, per evitare di vederne contrarre l’apporto nazionale, è indubbiamente difficile.

    Difficile come, peraltro, spiegare ai sindaci dei comuni del Trentino, oggi bisognosi di fare cassa per provvedere alle necessità pubbliche comunali, che la TASI dev’essere contenuta all’1‰, mentre nel vicino Veneto è applicata al 4‰.

    Difficilissimo infine non considerare che l’attuale gestione politica dell’autonomia trentina, non si discosti dalla precedente, entrambe, al di la delle dichiarazioni e degli avvertimenti sibillini, sempre alla ricerca delle condizioni per disporre di uno stuolo di postulanti sotto al palazzo, utili per sostenere chi della politica fa mestiere.

     

    Mirco Cattani

     

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