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    Il parolaio

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    Mentre Renzi ha trasvolato l’atlantico per rincuorare la platea dei rappresentanti di varie multinazionali USA (da IBM a Coca Cola) partecipanti al Council on Foreign Relations tenutosi a New York, il dibattito sull’abrogazione dell’art. 18 ha coinvolto questa settimana anche il Vaticano che, per bocca di Monsignor Nunzio Galantino segretario generale della CEI, nel corso della conferenza stampa a conclusione dei lavori della conferenza episcopale permanente, dopo aver espresso preoccupazione sull’operato del governo rispetto alla situazione della famiglia, sul tema del lavoro si è detto: ” …sempre preoccupato quando alcuni temi decisivi vengono posti sul piano dello scontro”, perché “…la categoria del contro è sterile e alla fine ci sono morti da una parte e dall’altra” .

    Se un pastore parla di morti c’è da preoccuparsi.

    Non si tratta solo di una questione di confronto politico ma sociale, che interviene al culmine di una crisi economica che, ormai, anche i media stentano sempre più a presentare come il risultato di politiche fiscali inadeguate e di un assistenzialismo sociale esagerato. La tesi del complotto contro la sovranità degli stati coinvolti nella colpa del debito pubblico, raccoglie ogni giorno sempre più documentati sostenitori e l’insofferenza all’arroganza dei governanti UE dilaga, raccogliendo consensi lievitanti anche nell’economicamente virtuosa Germania.

    Incurante del clima sociale italiano il parolaio fiorentino, ineletto al premierato, si arroga il diritto di affermare al consesso newyorkese di battere la sinistra del suo partito e di “sconfiggere la ritrosia dei sindacati e della PA, rispetto a chi va in ufficio per stare al telefono o sui social network invece di lavorare e dare certificati ai cittadini” .

    Ma come si permette?

    E’ il Presidente del Consiglio di un Paese di 60 milioni di persone, che dovrebbe degnamente rappresentare politicamente, invece di fare il piazzista, usando la denigrazione nei confronti dei propri cittadini a beneficio della sua tentata vendita di opportunità economiche.

    E’ pur vero che in Italia negli ultimi lustri la categoria dei felloni, dei furbi, degli scansafatiche e dei vanagloriosi parolai “spara cazzate” è aumentata a dismisura sull’esempio fornito da personaggi assurti ai palcoscenici mediatici, ma la Nazione vive ancora e paga ingenti interessi sul proprio presunto debito pubblico, grazie al lavoro di milioni di uomini e donne che, silentemente, diuturnamente, producono beni e servizi, apprezzati in tutto il mondo.

    Prima di parlare di riforme, da applaudito despota dell’Italia, è opportuno che qualcuno suggerisca al “bambin prodigio” che occupa Palazzo Chigi di tergersi le gocce di latte che ha ancora sulle labbra, rammentandogli che la decenza ha un limite e la misura è colma.

     

    Mirco Cattani

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