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    Auguri per il nuovo anno

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    Auguri per il nuovo anno

    Le crisi politiche che si sono sviluppate sullo scacchiere internazionale nel corso del 2014, saranno certamente foriere di nuove complicazioni per il 2015.

    Non è una profezia, né un’ approfondita analisi della situazione politica internazionale che induce ad affermarlo, ma l’avveduta constatazione dei fatti.

    Al di là della consuete aree di crisi guerreggiate in Medio Oriente, Irak e soprattutto Afghanistan, dove sparano anche militari italiani, ve ne è una nuova a ridosso dei confini dell’Europa allargata, dove si fronteggiano da un lato interessi tattico economici di potere e dall’altro riscoperti ideali, scaturenti dalla cultura occidentale.

    E’ un fatto che ha del prodigioso. Dalla Russia per decenni vessata da un’interpretazione ottusa del capitale di Marx, scritto per la liberazione delle masse dal giogo capitalista, ma finanziato dal denaro dell’alta banca ebraica, per ottenere spazi vergini per i propri interessi industriali, scaturisce un nuovo corso, una nuova visione della vita degli abitanti dell’Europa, che ripropone i valori più autentici della sua cultura e delle sua civiltà.  

    La UE supinamente accodata alla politica USA, di cui è nel contempo, vittima e ispiratrice, subisce negli strati più bassi della sua popolazione e della sua imprenditoria autentica, un enorme danno dalle sanzioni applicate alla Russia a seguito la crisi Ucraina.

    Dopo venticinque anni dalla caduta del muro di Berlino e dalla dissoluzione dell’impero bolscevico, il grande capitale si ritrova, da qualche anno privo del suo novello far-west. Tra staterelli ancelle della sua politica (Estonia, Lettonia e Lituania), oppositori dichiarati (Ungheria) e un “ventre molle” di opportunismi nazionali, che per non essere perduti vanno nutriti con democrazia libertaria, inopportuna agli interessi del grande capitale, la politica attuata dal novello zar russo in Medio Oriente, rappresenta un’indebita ingerenza nelle sue mire di governo mondiale.

    La crisi Ucraina, rappresenta così una reale minaccia per la vita degli europei.

    Ucraina, terra russa dal 1654, spesso contesa con la Polonia, anche se la stragrande maggioranza della popolazione è di lingua e tradizioni culturali russe, ponte tra l’Unione europea e la Russia stessa, in vista di una futura alleanza geopolitica spesso definita Eurasia, nello spirito di quelli che sono sempre stati nella storia “stati cuscinetto”.

    Una situazione politica, che avrebbe enormemente rafforzato la UE dal punto di vista economico e produttivo (le risorse energetiche e minerarie della Russia e dell’Ucraina, unite alle capacità produttive e manifatturiere dei Paesi sviluppati europei), ma avrebbe avuto una ricaduta naturale nell’allontanamento dall’alleanza con gli Stati Uniti, che invece da anni stanno tentando di far approvare un “Trattato transatlantico”, per il commercio esclusivo tra loro e la UE, con il fine di mantenerne indirettamente il controllo.

    E quindi le sanzioni contro la Russia. Sanzioni che colpiscono duramente le economie di alcuni Paesi UE e dell’Italia in particolare, nel settore di quell’imprenditoria intraprendente e dinamica, che non vive dei contributi pubblici e dei ricatti allo Stato, privatizzando gli utili e dislocando all’estero le proprie sedi fiscali.

    Alla Russia di Putin non è stato perdonato, di essere improvvidamente intervenuta a sbarrare il passo all’intervento armato definitivo contro il regime del siriano Assad, sgomberando quindi il sud del mediterraneo, da ogni ombra di opposizione alla dominazione politica del grande capitale di cui gli USA sono il braccio armato.

    Siamo nel secondo millennio e l’anno che si apre avvia il terzo lustro, ma la politica attuata sullo scacchiere mondiale, europeo e mediterraneo in particolare, riprende le direttrici e gli scopi di settant’anni fa attuati attraverso la politica della Gran Bretagna, al tempo padrona del mondo.

    Nella sostanza nulla è cambiato. Il potere di una finanza, occultata dietro al paravento dell’egida democratica, persegue costantemente il raggiungimento del potere sui popoli, accanendosi con la forza della propria retorica pubblicitaria, contro la legittima necessità di libertà e autodeterminazione delle genti.

    Oggi, la disputa non pone in gioco solo gli interessi economici delle nazioni e delle loro libertà, ma la sopravvivenza della loro cultura, minata alla radici dal palese disinteresse, instillato attraverso l’impostura dell’ineluttabilità della globalizzazione.

     

    Mirco Cattani

     

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