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    Viva il Presidente!

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    Viva il Presidente!

    Grecia e Italia hanno risolto nei giorni scorsi due problemi contingenti: la prima ha eletto un nuovo leader (Tspiras) alla guida del Paese, la seconda ha nominato un nuovo Presidente della Repubblica.

    Le elezioni in Grecia non avrebbero costituito di per sé un problema, se esse non avessero sancito, con l’elezione del nuovo premier, l’attesa rottura con le politiche finanziarie della UE, tendenti ad ottenere dai greci il pagamento di un debito praticamente inestinguibile.

    L’elezione del nuovo Presidente italiano, chiude il novennato del predecessore, discusso sostenitore delle politiche d’austerità economica imposte al nostro Paese dalla UE.

    In questi due accadimenti, peraltro in predicato da mesi, si sintetizzano i recenti fatti salienti dell’Europa.

    Però, a meno di due ore di volo dai confini della penisola italica, si sta combattendo dallo scorso aprile un’autentica guerra, la cui intensità bellica e le relative complicazioni derivanti, stanno quotidianamente incrementando, nella pressoché totale indifferenza dei nostri media.

    Il conflitto in Ucraina che contrappone il nuovo governo filo UE, salito al potere con un golpe nella scorsa primavera, agli abitanti del Donbass, sta creando da alcune settimane delle situazioni pericolose per l’incolumità degli abitanti dell’Europa.

    L’Ucraina vive con l’energia prodotta da impianti a carbone, gas e nucleari. Durante l’inverno questo fabbisogno è più elevato e le forniture di carbone, antracite, provenienti per l’80% dal Donbass, sono ora praticamente interrotte, causando un ammanco del 25% sul fabbisogno energetico.

    Le forniture di gas, a causa della crisi politica tra la Russia e la UE di cui l’Ucraina è oggetto, sono state molto contratte, anche in ragione del pregresso debito di 5 miliardi di dollari non pagato a Mosca.

    Stante la situazione le quattro centrali nucleari ucraine che normalmente contribuiscono alla metà del fabbisogno energetico del Paese, debbono lavorare a pieno ritmo, al punto che lo scorso 28 novembre la più grande tra di esse, quella di Zaporozhiye, è stata chiusa per un guasto ad un reattore.

    Va ricordato che in Ucraina si trovava la centrale di Tchernobyl, il cui reattore esploso nel nel 1986, aveva procurato la contaminazione oltre che della Russia anche di gran parte dell’Europa, con danni per 18 miliardi di dollari.

    Ma nulla di tutto questo sembra perturbare la nostra politica e vieppiù quella della UE, preoccupata di sorreggere la politica americana di nuova contrapposizione alla Russia, rea di averne osteggiato i disegni in Siria, anche se questo produce danni rilevanti alla nostra economia, a causa delle sanzioni imposte a Putin.

    Sconsideratezza e dipendenza diplomatica sono all’ordine del giorno della nostra politica. Forse ora però, dopo aver superato brillantemente con l’elezione del nuovo Capo dello Stato, questa magistrale prova d’ingegneria politica, l’ineletto nostrano premier potrà dedicarsi con la necessaria attenzione alle priorità del Paese, badando alla sicurezza ed al benessere dei suoi abitanti.

    E’ tempo.

     

    Mirco Cattani  

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