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    La certezza della giustizia

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    La certezza della giustizia

    Eclatante è stato nella sintesi l’episodio di aggressione omicida verificatosi giovedì scorso al tribunale di Milano, dove un’immobiliarista ha sparato con la destrezza di un killer compiendo una strage.

    “Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato”, queste sarebbero state, per quanto apparso sulle agenzie stampa, le parole espresse dal cinquantasettenne omicida all’atto dell’arresto.

    Subito dopo le deprecazioni per il gesto efferato, i media si sono profusi nella speculazione politica: chi a porre seri dubbi sul livello dei controlli per la sicurezza, specialmente nell’approssimarsi del grande evento dell’Expo a Milano, altri a dire che questo gesto è il risultato del clima di discredito che si sta creando nei confronti della magistratura.

    Nessuno a riflettere sulla semplice realtà dei fatti: per un signor Girardello che a 57 anni impugna la pistola e spara a chi ritiene gli abbia rovinato la vita, quanti ce ne sono oggi in Italia che pensano di commettere una simile azione e non la attuano?

    Follia? Spregiudicatezza? Arroganza? Assenza di considerazione e rispetto per la vita umana? Certamente si.

    Tuttavia, la cronaca nera degli ultimi 5 anni, è stata percorsa da eventi affini a questo, talvolta nei quali la violenza, anziché contro gli altri è stata mossa contro se stessi, con il suicidio.

    I vertici politici dispongono di dettagliate informazioni “sull’umore” dell’opinione pubblica, rilevabili e riscontrabili, non dai rapporti dell’intelligence, ma con maggiore precisione dall’analisi sociologica dei dati reali che emergono dall’economia e dalla condizione di vita delle famiglie medie. Quelle su cui si regge lo stato; quelle che fanno prosperare chi si arricchisce; quelle dalle quali pervengono i soldi per pagare i politici e le spese per i servizi sociali, peraltro in via di progressivo smantellamento.

    Elementi la cui negatività emerge, banalmente, dai discorsi degli avventori di un bar. Disagio, preoccupazione economica, sfiducia nel futuro, che si abbattono anche nei rapporti interpersonali più cari, minandone progressivamente l’armonia.

    Per ottenere un’efficace sicurezza pubblica, occorre porne le condizioni.

    La prima fondamentale ed ineluttabile è che gli uomini siano in armonia con se stessi e con gli altri, che abbiano considerazione e stima per uno Stato Giusto, che legifera con saggezza, preoccupandosi in primo luogo del loro benessere morale e dei bisogni primari.

    Ma oggi questo è impossibile, perché abbiamo il debito pubblico da pagare, le banche da nutrire e con esse la folla di impostori della finanza che dispongono dei governi.

    E infine non abbiamo la certezza della giustizia, ma forse essa, come un tempo si diceva: “non è di questo mondo”.

     

    Mirco Cattani

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