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Libertà d’impresa e legalità fiscale italiana

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In questi giorni si stanno svolgendo in varie zone d’Italia azioni di evidente intralcio alla libera circolazione delle merci e delle persone, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione di grave difficoltà in cui versano varie categorie professionali.

Sono gli autotrasportatori, in particolare, a distinguersi nella protesta, alla quale però partecipano anche soggetti provenienti da ambiti molto diversi del mondo del lavoro, unendo imprenditori e disoccupati.

I media minimizzano, ma chi vi si trova suo malgrado coinvolto, al di là delle momentanee difficoltà di movimento, ha la percezione netta dell’enorme malcontento che attraversa, ormai da molti mesi, vasti strati della nostra società, preoccupata, quando non attanagliata, dalle crescenti difficoltà economiche, innescate dagli “illuminati” provvedimenti legislativi decretati, in particolare, dal governo Monti.

Così, mentre più o meno nello stesso lasso di tempo, dal palco di un recente convegno la leader CGIL Susanna Camusso, dichiara che lo sciopero generale non è più uno strumento valido per la rivendicazione dei diritti dei lavoratori, da quello di un’assise avente come argomento “La legalità fiscale italiana”, Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, stigmatizza l’evasione e l’elusione fiscale, indicandole come comportamenti incompatibili con la democrazia.

Ebbene, è indubitabile che l’abnorme cifra di 130 miliardi di euro, dichiarata dalla stampa nazionale, quale ammontare della sottrazione indebita alla contribuzione fiscale dello Stato, costituisca un danno enorme per tutti i cittadini ed in particolare per i meno abbienti, ma è altrettanto indiscutibile, appena si pervenga al sia pur minimo approccio con il sistema fiscale nazionale, che l’enunciazione di norme e regolamenti sia molto distante da criteri di pragmaticità gestionale ed equità sociale. La recente vicenda IMU ne è un esempio, ma ogni commercialista ha ormai assunto come prassi acquisita che l’organo d’informazione statale non è la Gazzetta Ufficiale della Repubblica, ma il quotidiano Il Sole 24 ore, dalla lettura del quale, mattutinamente, si apprendono le variazioni alle varie norme fiscali. Per non parlare della continua modificazione delle norme pensionistiche che, in questi ultimi lustri sono variate innumerevoli volte, sotto la pressione di ineludibili esigenze finanziarie nazionali.

Vi è un principio fondamentale nel rapporto tra le persone, tramandato dalla notte dei tempi, condiviso da innumerevoli consessi sociali: il rispetto della parola data.

E’ un principio che inerisce all’integrità morale della persona, alla considerazione che ciascuno desidera ottenere dall’altro, elemento che un tempo, non lontano, surclassava lo stesso interesse venale, rivelando il fondamento etico.

Lo Stato oltre che la sintesi, ne era l’esempio, fornendo la certezza del rispetto degli accordi sottoscritti con i cittadini, mediante le prescrizioni ineludibili stabilite dalle proprie leggi.

E’ l’atteggiamento dello Stato che è progressivamente mutato negli ultimi lustri, modificando repentinamente, talvolta dalla sera alla mattina (ricordate il prelievo dai conto correnti bancari del 1992?), quanto previsto dalle proprie leggi, varando norme che hanno cambiato sostanzialmente i criteri precedentemente adottati, stravolgendo la vita a milioni di cittadini.

E’ questa prassi dello Stato, divenuta oggi una pessima costante, ad essere forse non perfettamente compatibile con la democrazia.

 

Stefano Radi

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