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La saggezza degli italiani

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La saggezza degli italiani

Finalmente abbiamo un governo che sta facendo le riforme, plaudito dai massimi responsabili della politica e dell’industria. Tuttavia le previsioni analitiche degli esperti UE pubblicate questa settimana, annunciano un notevole peggioramento delle prospettive di crescita economica dell’unione in generale e dell’Italia in particolare, anche per il 2015.

Infatti, in Italia il debito pubblico continua a lievitare. La Commissione Europea prevede che nel 2014 salirà al 132,2% del PIL e che nel 2015 raggiungerà il 133,8%. Il mercato Italia ha perso il 25% in 10 anni e la valenza economica del Paese, che sarà salvato dagli effetti benefici del “Jobs act” approvato dall’intraprendente e lungimirante governo Renzi, per decreto, attirando nuovi investitori esteri, si è ridotta al 20° posto. Quindici anni fa la borsa italiana era la quinta nel mondo, dieci anni fa era la decima ed oggi occupa la ventesima piazza. Perché?

Per gli effetti del debito pubblico, per aver mandato in pensione, prematuramente migliaia di lavoratori, per le ruberie attuate dai partiti politici e per la generale svogliatezza della forza lavoro, sempre pronta a vantare diritti, sindacalmente sorretti, ma non a farsi carico dei doveri connessi alla responsabilità del proprio ruolo nella società e, infine, all’evasione fiscale attuata come prassi abituale dalle piccole aziende e dai lavoratori autonomi.

Su quest’ultimo versante, dati alla mano dell’ultima settimana, rivelano che l’imposizione fiscale sui prodotti dell’energia vale il 49% dell’onere corrisposto, per non parlare dei carburanti e via a seguire con i vari balzelli costantemente lievitanti, come previsto anche dalla legge di stabilità.  

Ma oltre a queste giustificazioni da anni ricorrenti sui media e nei talk show televisivi, affollati da vecchi e nuovi esperti di politiche economiche, si affacciano, oggi, anche altre motivazioni, che rivelano come lo scenario economico italiano sia stato e sia tutt’ora influenzato da altri macro fattori.

Scelte politiche e decisioni economiche imposte con vari mezzi dalla troika, pesante intromissione dell’euroburocrazia comunitaria, lenta e contraddittoria nelle proprie decisioni, errate politiche finanziarie, che hanno imposto al nostro Paese il taglio dei posti nel settore pubblico ed un costante aumento delle imposte, senza tuttavia produrre alcun risultato nel fine asseritamente perseguito: la contrazione del debito pubblico.

In nome della sua riduzione l’Italia ha svenduto la sua sovranità popolare, senza riceverne il minimo tornaconto e gli effetti sono ampiamente visibili.

La disoccupazione giovanile è a livelli mai raggiunti e la prima in Europa tra i Paesi con modello di sviluppo di origine occidentale; l’imposizione fiscale e gli oneri normativi per le piccole e medie imprese hanno pressione e complessità gestionali, aggravate dalla costante incertezza sull’attuazione ed interpretazione delle norme, che pongono il contribuente alla mercé degli organi vigilanti; il welfare è in fase di costante erosione (ticket sui medicinali, cure sanitarie a pagamento, aumento dei prezzi dei mezzi pubblici, previdenza integrativa, ecc.).

Tutto questo e ben altro ancora, mentre da anni è in corso la svendita delle principali aziende di stato, delle autostrade ed ora dei beni pubblici, nell’intento, dichiarato, di ovviare ad inefficienze di gestione, migliorare la qualità dei servizi e infine far cassa per fronteggiare il noto debito pubblico.

Che dire infine della gestione delle banche, dell’oramai evidente, silente, modificazione di alcune leggi del codice civile e penale e del diritto di famiglia, che coinvolgono in misura maggiore o minore tutta la cittadinanza, senza che questa abbia potuto pronunciarsi attraverso gli organi e gli strumenti sanciti dall’ordinamento legislativo, la cui gestione è divenuta ostaggio di un’interpretazione normativa uscita dallo spirito della norma e soprattutto dalle esigenze reali della società, perseguendo fini ad essa non corrispondenti.

Nonostante questa situazione sia oramai un dato reale del vivere quotidiano, i locali pubblici sono spesso affollati, i centri commerciali pullulano di persone bramose di acquistare qualsiasi cosa inutile, le strade sono intasate di autoveicoli ed i sondaggi indicano che in caso di elezioni il neo premier non eletto, che ora ci governa, otterrebbe il 39% dei suffragi, mentre altre formazioni politiche resesi evidentemente, politicamente inutili e soprattutto incoerenti con le proprie dichiarate finalità, potrebbero raggiungere il 19%. Eccellente!

Evidentemente vi sono risorse nascoste e una notevole dose di fiducia nel futuro, che consentono alla nostra società di “fare spallucce” e proseguire come nulla fosse nel proprio incedere quotidiano.

Che fare? “Io speriamo che me la cavo”.

E, se proprio in questa presunta, rudimentale, fatalistica saggezza, fosse insita la causa principale dell’attuale sventura politica ed economica dell’Italia?

 

Stefano Radi

    

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