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Piccolo viaggio nell'anima tedesca

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Piccolo viaggio nell'anima tedesca

Titolo: Piccolo Viaggio nell’anima tedesca

Autore: Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi

Editore: Feltrinelli

“Durante la lettura di questo libro mi è capitato di incontrare un amico di vecchia data e, nel parlare dei miei frequentissimi viaggi in Germania, ha sentenziato: “io odio i tedeschi!”. La mia domanda è nata spontanea: “Quanti tedeschi conosci personalmente per poter affermare di odiarli?”. La risposta è stata, come mi aspettavo, evasiva: “Ma dai, lo sanno tutti che sono antipatici!”.

I soliti luoghi comuni dunque. Oltre a fare di tutta l’erba un fascio, ci eleviamo a indiscussi giudici di un popolo che non conosciamo e che non vogliamo sforzarci di conoscere. Eppure dovrebbe farci un po’ riflettere solo il fatto che la Germania sia stata la culla della filosofia e che proprio gli “antipaticissimi” tedeschi siano la popolazione che legge più libri in Europa. E’ dunque un’antipatia dovuta ad un nostro malcelato senso di inferiorità o ad una mancanza di approfondimento di conoscenza? Chissà, forse entrambe le cose…

Ne consiglio la lettura a tutti, anche a chi non conosce affatto la lingua tedesca, perché nell’analisi delle parole si potrà un po’ comprendere l’anima di questo popolo e, forse, amarlo un po’ di più.” Cinzia Albertini

Sintesi:

Li guardiamo sempre, i nostri vicini tedeschi, con un misto di ammirazione e timore. Esatti, efficienti, potenti. I boschi più verdi. Le città più silenziose. Le case più belle del mondo. La scienza, la poesia, la filosofia. Una lingua difficile, ma capace di vertiginose sottigliezze concettuali e di un infallibile dettaglio. Artefici di una riunificazione che non ha pari nella storia. Chi sono dunque questi cugini di un'Europa in crisi d'identità, ieri soldati della più orribile tragedia militaristica, oggi pacifisti assoluti? Questo libro, oltre a essere una brillante escursione tra le espressioni più significative della mentalità tedesca, è anche un invito a capire gli altri per capire se stessi, fuori dai luoghi comuni e da quelle barriere di stato che non ci sono più.

Questo libro è dedicato a chi, senza volerne imparare la lingua, vuole capire la mentalità dei tedeschi. Dà la chiave per entrare nell'anima della Germania, raccontando uomini e fatti, attraverso le parole. Willy Brandt, Marlene Dietricht, Günter Grass, Heinrich Böll, Christa Wolf, Hans Magnus Enzensberger, Helmut Kohl, Edmund Stoiber sono alcuni dei personaggi di questa "carrellata" attraverso vent'anni di Germania. Enzensberger è sempre stato un "pensatore laterale" (Querdenker), Willy Brandt veniva considerato un "infangatore del nido" (Nestbeschmutzer) come anche la bella Marlene. Quanta importanza ha avuto per Kohl il concetto di "amicizia virile" (Männerfreundschaft) quando ha stretto la mano di Mitterand a Verdun o quando ha indossato lo stesso cardigan blu di Gorbaciov, nel Caucaso? Perché Germania Est e Germania Ovest, vent'anni dopo l'unificazione, restano due mondi distinti? Capire i tedeschi è indispensabile per abitare in Europa, ma l'ostacolo della lingua appare spesso insormontabile. Siamo convinti di sapere tutti il francese e usiamo le parole inglesi con molta disinvoltura: addirittura inventiamo un inglese che esiste soltanto in Italia – il ticket per i medicinali, la spider, il flipper. Non appena leggiamo una parola tedesca invece ci blocchiamo: le lettere sembrano messe alla rinfusa e non riusciamo nemmeno a sillabare ciò che leggiamo. La lingua tedesca ha un'estrema capacità di astrazione che ci mette in difficoltà. Non a caso nel mondo linguistico germanico sono nate la filosofia e la psicoanalisi e i loro termini sono spesso intraducibili. L'altra cosa che ci intimidisce del tedesco è l'eccesso di precisione. Mettere questo libro in uno scaffale si dice hinstellen, metterlo su un tavolo si dice hinlegen. "Uscita" non è un vocabolo semplice come sembra: se ne è accorta a sue spese una signora che non capendo la sottigliezza tra "uscita a piedi" (Ausgang) e "uscita in auto" (Ausfahrt) in un garage si è trovata con la macchina sull'orlo di una rampa di scale. È raro che un evento, un comportamento o una caratteristica della società umana sfuggano a una denominazione. Ogni cosa ha il suo posto e ogni posto ha la sua cosa: questa massima della filosofia classica ha trovato la sua realizzazione nella lingua tedesca.

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