Contenuto Principale

Brexit Day

Postato da  
Brexit Day

Il referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ha avuto successo e la preoccupazione delle grandi banche d’affari, dei governanti mondiali, Obama in testa, che rappresentano non i loro popoli, ma l’interesse dei mangia denaro, era stata esternata ancor prima dell’inizio del voto.

La GB che non ha mai avuto l’euro, che dalla UE ha avuto solo benefici economici per l’agricoltura, l’industria, per gli scambi commerciali, per l’intermediazione finanziaria e ben altro ancora, ha deciso di andarsene.

Ciononostante che, nelle scorse settimane, da Bruxelles le fosse stata trasmessa una proposta irrinunciabile: rimanere nell’Unione, significava nei fatti, ottenere ampissimi margini di libertà rispetto all’osservanza dei trattati, che ne regolano l’appartenenza.

L’Inghilterra avrebbe avuto uno spazio di manovra economica e politica, così largo, da suscitare il dubbio che non vi fosse alcuna differenza rispetto alla sua presenza o assenza nell’Unione. 

Nel pacchetto di proposte era presente l'assicurazione che la Gran Bretagna non sarebbe mai stata coinvolta nel processo di sempre maggiore integrazione europea, che non sarebbe mai stata obbligata a contribuire ai salvataggi di Paesi dell'Eurozona e nemmeno costretta a subire l'attuazione di norme di governance economico-finanziaria della zona euro. Si arrivava infine a concedere che in circostanze eccezionali, il governo britannico potesse azionare un "freno d'emergenza" in modo da limitare gradualmente, nell'arco di 4 anni, l'accesso dei lavoratori stranieri al suo generoso sistema di welfare.

Nulla è stato sufficiente, nemmeno l’ondata di emotività scaturita dall’assassinio della deputata laburista Cox a pochi giorni dal voto e, infine, le proiezioni elettorali favorevoli al ” Remain” e l’84% delle scommesse contro il brexit, ampiamente pubblicizzate dai principali media del Paese.

Perché?

Il grande capitale internazionale sta in parte mutando le proprie visioni strategiche, consapevole della necessità di non poter proseguire oltre con una politica di gestione dell’Europa fondata esclusivamente su ragioni quali il benessere economico, il commercio, la sicurezza per la quale immolare la democrazia residua, avendo già ampiamente utilizzato e logorato le leve emotive da esse derivanti.

Vi è necessità di proseguire nel perseguimento dei propri fini, evitando di creare condizioni che possano compromettere il futuro, innescando effetti sociali imprevedibili, di difficile contenimento.

Presso larga parte della popolazione inglese, la globalizzazione intesa quale indifferibile melange di popoli nella propria società, non è stata affatto interiorizzata. Nella maggior parte del territorio del Regno, l’immigrato per quanto possa essere accolto e gradito, resta tale, ovvero:

un soggetto che ha scelto di vivere in GB il quale, pertanto, oltre ovviamente ad assoggettarsi alle norme che ne regolano la vita, dev’essere palesemente consapevole di non poter possedere la conoscenza della tradizione culturale che le ispira, esclusivo patrimonio di ogni cittadino inglese per nascita, con quanto questa considerazione debba contestualmente comportare, relativamente al modo in cui dovrà vivere nella società. Ciò a valere per tutti: extra comunitari e comunitari.

Se la GB ha una lunga tradizione di immigrazione extracomunitaria, dovuta alla trascorsa politica coloniale, che ha abituato da più di un secolo i cittadini ad imbattersi in elementi di popoli diversi, ivi presenti per assolvere a prevalenti mansioni di servizio, l’odierna crescente presenza di persone provenienti da Paesi europei, spesso dediti a professioni di concetto, non ha trovato adeguata spiegazione. A ciò aggiungasi che, mentre gli immigrati di un tempo, di qualsiasi etnia e religione avevano netta la percezione del loro ruolo subalterno nella società inglese, i continentali odierni, ritengono di essere portatori di culture e tradizioni quantomeno paritetiche e quindi, per quanto attratti dalla cultura e dalla società inglese, non sono affatto disponibili a considerarsi soggetti collocabili su un diverso piano di considerazione sociale. Infatti, è o non è contemplata nei trattati UE la libertà di muoversi e di lavorare nei vari Paesi che la compongono?

La proclamata eguaglianza e fratellanza, scaturenti dalle costituzioni dei principali Paesi membri ne trovano conferma? E infine, la tolleranza profondamente dissertata, secoli or sono, proprio dall’inglese Locke ha fondamento pratico?       

Queste immigrazioni in GB accentuatesi nel corso degli ultimi anni, anche a seguito i sommovimenti provocati dalle guerre e dalle rivoluzioni mediorientali, rischia non solo di minare il welfare, ma di snaturare la società inglese.

Inoltre, i benefici economici ed occupazionali, derivanti dall’insediamento più che nell’isola, nel territorio metropolitano della sua capitale, di sedi di aziende estere, di banche d’affari, di società d’intermediazione di capitali e quant’altro il meccanismo burocratico-affaristico di Bruxelles abbia stimolato a concentrarvi, ha evidenziato uno stacco netto con il resto del Paese, reso ancor più profondo dal divario tra i redditi derivanti tra le medesime professioni e mansioni svolte in altre aree della nazione.  

Ed ecco che la percezione popolare, è divenuta la leva sulla quale promuovere un’azione di mutamento dello scenario europeo.

Apparentemente ciò avviene nel peggiore dei momenti per l’unità della Ue, quando è ancora fresca la memoria per lo smacco inferto al popolo greco, espressosi lo scorso anno contro la permanenza del loro Paese nella UE e quando l’esito manipolato delle recenti elezioni austriache, abbia dimostrato la sostanziale inutilità del voto popolare.

Gli osservatori del mercato finanziario scrivono che la Gran Bretagna è con gli USA uno dei paradisi fiscali oggi presenti al mondo. Sottratta alle regole UE, essa potrà evitare i lacci imposti da una legislazione che, per gli stati membri diverrà sempre più occhiuta, perché intenta a favorire le grosse aggregazioni industriali, marginalizzando progressivamente, come già avviene in ogni campo, l’iniziativa del singolo, nell’intento di annullarla, ponendola condizionatamente a disposizione esclusiva dei grandi gruppi.

Si, effettivamente l’uscita della GB dalla UE costituisce il precedente sul quale altri stati membri, potrebbero emularne l’iniziativa, ma, contrariamente a quanto espresso dai sostenitori della sua permanenza nel gruppo dei sottomessi alla burocrazia delle lobby liberistiche, il suo significato sta nell’inizio di una nuova fase di gestione dei popoli del mondo in generale ed in quelli europei in particolare.

Se rivoluzione della UE dev’essere, sia, ma la faccia l’Inghilterra, non la Grecia. Completamente diversa ne sarà la percezione presso i cittadini dell’Unione.

Ciò che conta, al di là dei fatti referendari inglesi, è la mutazione evidente di un quadro politico e la constatazione altrettanto inconfutabile che, non vi è più accordo tra coloro che governano gran parte del mondo, all’insaputa della maggioranza di chi vi abita e lavora. E questo è un bene.

Ma il confronto è solo all’inizio: il prossimo round di un match già in corso, sarà il risultato delle elezioni americane a fine novembre, dal quale è ancora possibile si delineino scenari futuri molto diversi per la vita degli abitanti del mondo.

Rispetto alla volontà di queste fazioni, perché di queste si tratta, sono in campo visioni della vita che attengono ad etiche diverse, che si sustanziano in stati ed economie di peso crescente, tali da costituire un fronte alternativo alla visione neoliberista, sovrastatuale, fatta di interessi finanziari che si incarnano nell’antica ambizione di supremazia dell’uomo, sull’uomo.

Questo confronto si svolge tra e per il dominio della considerazione delle opinioni pubbliche, i cui componenti sono ad un tempo protagonisti attivi e passivi di dinamiche delle quali, in gran parte, non comprendono le ragioni.

E’ a questa attività di comprensione che oggi, ogni uomo e donna che abbia a cuore la propria vita e quella dei propri cari, deve dedicarsi, con urgenza e attenzione, riflettendo in primo luogo sul valore effettivo della parola “economia”e sul peso che ad essa è stato attribuito per lo sviluppo della società.

E’ l’economia, il denaro, mezzo, non fine, l’elemento inquinante di un’idea, quella di aggregazione degli stati d’Europa, che potrebbe ancora essere portata al centro delle priorità politiche degli stati del vecchio continente, emendata dagli interessi parassiti di culture oggi prevalenti, che rinnegano la morale e riconoscono solo nel potere della forza, ovvero della supremazia del più forte, il primato sul diritto per tutti gli uomini a fruire liberamente e serenamente della propria vita.

E’ a questa “decostruzione” dell’economia, per usare un termine di Heidegger, che va applicato l’impegno di ciascuno, per costruire un’opinione pubblica ostile alle vessazioni dell’impostura neoliberista, di un’Unione europea disfunzionale agli interessi di tutti i popoli che la compongono.  

UEexit sia.

 

Stefano Radi      

 

 

 

Lascia un commento

La redazione si riserva la facoltà d i pubblicare o meno i commenti inviati

Ricerca / Colonna destra

Notizie Random

  • Libertà d’impresa e legalità fiscale italiana
    Scritto da
    In questi giorni si stanno svolgendo in varie zone d’Italia azioni di evidente intralcio alla libera circolazione delle merci e delle persone, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione di grave difficoltà in cui versano varie categorie professionali. Sono gli autotrasportatori, in particolare, a distinguersi nella protesta, alla quale però partecipano anche soggetti provenienti da ambiti molto diversi del mondo del lavoro, unendo imprenditori e disoccupati.
    Leggi tutto...

Redattore

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie premi il pulsante qui sotto