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Brexit Post

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Brexit Post

Da oltre tre settimane i media si affannano a disegnare scenari foschi per il nostro futuro a seguito l’uscita della GB dalle UE, ma a parte l’attuazione della strategia della tensione su scala internazionale, vedi attentato di Nizza e mancato golpe in Turchia, nulla di particolare è accaduto nell’ambito economico.

Le tesi più accreditate sono quelle provenienti da individui come George Soros, che tanta parte negativa ebbe nei primi anni novanta, nel tracollo finanziario della lira, che condusse a tangentopoli ed al nuovo governo guidato da quel Giuliano Amato, amatissimo dalle lobbies politiche occidentali che, dopo la caduta del muro di Berlino e l’implosione dell’URSS, non trovavano più alcun freno inibitore allo sviluppo del liberismo economico, in danno degli stati sovrani.

La naturale evoluzione dell’aggregazione europea, che avrebbe dovuto condurre alla costruzione di un unico stato continentale, dopo decenni di stretti interscambi, non solo economici, in pochissimi anni divenne operativa nella parte monetaria, mediante l’adozione dell’euro:

si antepose il mezzo al fine.

Priva di una Costituzione comune che delineasse le linee guida per un’unica legislazione condivisa da tutti i popoli delle nazioni membre, l’Unione Europea non poteva che fallire nello scopo primario della sua costruzione:

l’aggregazione di stati che, pur essendosi combattuti per secoli, alla ricerca della supremazia politica e dell’allargamento territoriale, avevano un solido denominatore comune nell’etica e nella filosofia che ad essa sottende.

I fatti sono all’ordine del giorno:

constatata l’impossibilità di opporsi politicamente e militarmente ad un progetto scaturito dalla volontà dei sei Paesi fondatori, tra i quali la Germania, pubblicamente additata quale responsabile dei due principali conflitti mondiali, la logica del profitto prevalse adottando vari modi e mezzi perché quest’unione conducesse, almeno, a vantaggi per il grande capitale.

Il ruolo dell’Inghilterra nella UE fu quello di fungere da “Cavallo di troia”, eccependo costantemente su tutte le norme e le iniziative che ne avrebbero sviluppato il ruolo politico. Pur conservando la propria moneta ed una serie di altre norme, che furono invece progressivamente abrogate dagli altri stati membri, nell’intento di armonizzare il funzionamento dell’Unione, la GB si distinse per imporre al Parlamento comunitario visioni transatlantiche, spesso in contrasto con gli interessi primari dei Paesi membri, quali l’avvio d’interventi militari funzionali agli interessi della finanza internazionale, spesso combattuti a sproposito come nel caso della guerra all’Iraq o contro nazioni amiche come la Serbia e, recentemente, nelle sanzioni contro la Russia, partner privilegiato nell’interscambio delle merci e dei fondamentali.

Germania, Francia ed Italia, sono state le nazioni maggiormente attive nella politica di aggregazione, anche quando i distinguo inglesi erano all’ordine del giorno delle discussioni e sino a quando le ingerenze degli interessi mercantilistici delle lobbies che rappresentano gli interessi delle multinazionali hanno iniziato ad imporre apertamente le loro volontà strumentali, estranee al benessere dei cittadini.

Un Unione Europea fondata sulla finanza più che sull’economia e la politica, specialmente dopo il successo riscontrato dall’euro a metà degli anni duemila. Una moneta che avrebbe potuto contrastare il dollaro nel pagamento del petrolio e che, quindi, è stata immediatamente sottomessa alle illuminate e fintamente rigorose visioni delle società di rating, pure creazioni dell’impostura neomondialista, funzionali all’asservimento dei popoli.

Burocrati, professionalmente mediocri, eticamente abbietti, eccelsi ruffiani del potere economico, sono stati posti a controllo degli snodi fondamentali dell’Unione, supportati da trattati capestro e da una stampa totalmente asservita alla finanza, della quale è proprietà.

Il controllo stretto esercitato sul “Sindacato dei capi di stato”, ne ha permesso la nomina prima e la censura poi, nel caso qualcuno di essi in preda ad una resipiscenza di moralità o di senso patrio, deviasse dalle indicazioni ricevute, al fine di asservire totalmente la politica, ovvero la ragione stessa della nascita dell’aggregazione unitaria, agli interessi di una genia di persone avida e priva di scrupoli.

Così Maastricht, Schengen e Lisbona, sono nomi di città divenuti sinonimo di altrettante imposizioni legislative, cadute sulla testa dei cittadini d’Europa aderenti alla UE, limitandone di fatto, progressivamente, negli anni le libertà e le prospettive di vita future.

Ciò che nelle intenzioni primigenie era forse positivo è stato avvelenato dalla contaminazione con il denaro, ovvero, per dirla con Martin Lutero “… con lo sterco del demonio”.Come e quando questo sia stato possibile, alterando a poco a poco nelle fondamenta un progetto che, in origine, negli anni cinquanta aveva alla base un’idea di serena e fruttuosa convivenza civile tra i popoli d’Europa, appare quasi difficilmente spiegabile.  

Come dicevamo all’inizio l’affanno odierno dei media è concentrato su quanto la brexit influirà negativamente sull’economia inglese e, per riflesso, su quella di altri stati membri della UE.

Un po’ di storia l’abbiamo ripercorsa, ora vanno però aggiunti altri argomenti che la stampa e le TV filo mondialiste, con i loro esperti di alchimia della verità, evitano accuratamente di dire.

La UE, con l’antipatia generata in tutti gli stati membri, ad eccezione della Polonia, oggi cullata e coccolata per fini di natura strategica in funzione antirussa, è giunta al capolinea.

Abbiamo sommariamente visto come questo fosse l’obiettivo iniziale di quanti non la volevano, in primo luogo gli USA e la GB ed in secondo, quel potere finanziario che non ha patria, se non strumentale, assumendo come fine della propria esistenza, il primato dell’uomo sull’uomo, generato dal potere del denaro ottenuto mediante l’uso della forza e dell’inganno, innanzi alla quale la morale è mera debolezza.

La vicenda della Grecia, irrisa nella sua volontà elettorale e quindi nel rispetto della propria democrazia, ha posto l’urgenza della gestione futura della UE al primo posto dell’agenda, imponendo una scelta rapida:

se, nel prossimo futuro si vuole proseguire nell’azione di asservimento politico ed economico dei  Paesi della UE, non è più possibile praticare la via delle bufale mediatiche, pena la disintegrazione di fatto dell’Unione ad opera di masse irritate e di fatto ingovernabili. E’ pertanto opportuno sfilare i migliori ovvero gli stati più funzionali a questi fini, a cominciare dalla GB che, oltretutto, ha raggiunto l’obiettivo della propria presenza nel consesso comunitario.

Tale abbandono, coincide con il pensiero della maggior parte dell’opinione pubblica inglese e con la nuova visione mercantilista, che trova sostegno negli accordi stilati nei mesi scorsi dal premier Cameron con l‘omologo cinese Xi, in occasione del suo lungo viaggio a Londra. La Yuan sostituirà egregiamente l’euro nelle finanziarie della City. Le ingenti riserve di valuta estera della Cina, abbisognano dell’esperienza dei banchieri della City per trovare adeguata collocazione.

Soros quando si sgola preconizzando le disgrazie finanziare dell’euro, pregusta quanto speculerà con l’incremento del valore dell’oro. Dire quanto la sua azione di incentivazione all’immigrazione delle masse esodate dal Medio Oriente verso la UE sia stata funzionale a questo risultato o a quello di fornire all’industria pesante multinazionale insediata in Germania, masse lavorative da inquadrare con salari più bassi, è difficile, ma certamente foriero di ulteriori vantaggi economici per il capitale in Germania, che potrà presto ridurre le retribuzioni per effetto dell’aumento della disponibilità di manodopera.

Inoltre, gli USA ,con i crescenti problemi razziali, accentuati dalla povertà e dalla disoccupazione cronicizzata, con il fallimento della “Politica del caos” generata in danno di Paesi esteri e la negativa ricaduta d’immagine presso le elites culturali, appaiono una potenza in via di rapido logoramento sulla scena del primato mondiale, molto preoccupata di mantenere la supremazia della cultura anglosassone, su una popolazione ampiamente maggioritaria ad essa estranea.

Gli USA abbisognano di una guerra su scala mondiale per poter conservare la leadership nel mondo, ma troppi errori sono stati commessi dalle presidenze susseguitesi negli ultimi lustri, tese a far ottenere ingenti e soprattutto rapidi guadagni alle proprie industrie belliche che, peraltro, ne condizionano le scelte politiche.

La brillante politica estera attuata nell’ultimo triennio da Putin, ha completato l’opera, creando sconcerto e forti dissensi nel potentato che domina la Casa Bianca.

Infine, proprio nel giorno della Brexit, India e Pakistan sono entrate a far parte della “Shanghai Cooperation Organisation”, con la “benedizione” dei presidenti di Russia e Cina che ne hanno approvato il protocollo.

Il Pakistan sorretto dalla Cina porta in eredità 110/130 testate nucleari e l’India sostenuta dalla Russia tra le 110 e le 120. Si tratta della presentazione nell’alta società di un’effettiva nuova superpotenza mondiale, che modifica gli equilibri geostrategici del mondo, apparendo ai “cultori” del capitale mondiale come il nuovo potenziale vettore per la propria azione. 

A questa nuova situazione la UE ha reagito, oltre che con l’immediato quanto inutile incontro dei primi ministri di Germania, Francia e Italia, con un piano europeo per il rilancio della UE, promosso dai ministri degli esteri francese e tedesco, che si articola su tre punti, dei quali uno, il primo, relativo alla sicurezza europea, da concretizzarsi con quanto era già stato previsto nel 1950, dal CED, Comunità europea di difesa, al tempo immediatamente rigettato e che, oggi, salvo la creazione di ambasciate comuni, varrebbe da doppione della Nato, con le relative negative ripercussioni nei rapporti con gli USA.

Per non dire del secondo, relativo alla politica dei migranti, sulla quale la UE nulla ha voluto fin qui efficacemente produrre, soprattutto grazie al disimpegno dichiarato della cancelliera tedesca. Che dire infine del terzo, riguardante la crescita economica e l’euro, da rivitalizzare adottando analoghe politiche fiscali (leggi prelievi) e stretta congruenza dei bilanci nazionali, in modo da garantire un buon funzionamento dell’euro (leggasi austerità economica asfissiante e nociva).

Argomenti triti e ritriti per i cittadini dell’Unione.

Non si tratta quindi di fare ipotesi su quali saranno i prossimi membri della UE ad abbandonare gli scranni di Bruxelles, ma di quanto tempo il grande capitale mondialista  impiegherà ad approfittare del clima di rigetto e sdegno che anima le popolazioni degli stati dell’unione, sovrintendendo ad una fuoriuscita che, nell’ordine, non proseguirà con le nazioni più maltrattate dalle imposizioni comunitarie, ma con quelle che meno influiscono negli interessi finanziari.

Non vi dev’essere possibilità di ergersi ad esempio di democrazia o ribellione e, se vi saranno, esse scaturiranno da una manipolazione delle volontà, che produrrà ulteriori vantaggi per il capitale.

In questo quadro la nazione che ancora una volta nella sua storia recente, rischia di pagare il maggior costo è la Germania.

Sempre additata come la principale artefice delle imposizioni economiche agli altri stati membri; tra i promotori e sostenitori delle sanzioni alla Russia per le quali sta già pagando il prezzo di circa un milione di posti di lavoro persi, la Teutonia  rischia di trovarsi “Con il cerino in mano”, accanto ad una Polonia che ospita quasi tutti gli stabilimenti della sua industria automobilistica di massa, nazione che non è mai emersa per nessuna particolare peculiarità dell’ambito produttivo, caro al capitale.

I tedeschi hanno però un’opportunità all’orizzonte:

le elezioni politiche del 2017, alle quali difficilmente potrà o vorrà ancora candidare l’attuale ingombrante cancelliera, forse promuovenda segretario generale dell’ONU, clamorosamente apparsa agli elettori, dopo la vicenda della massiccia immigrazione di siriani dello scorso anno, per quello che è sempre stata:

un agente del capitale sionista nel cuore d’Europa.

Se i cittadini tedeschi sapranno cogliere le opportunità democratiche, offerte dalle prossime elezioni federali è possibile che la disintegrazione della UE si arresti, ripartendo da una rifondazione che annulli i trattati sui quali ora essa è fondata. Azzeri le politiche economiche e riassuma la banca centrale europea nella sintesi delle banche nazionali di ogni singolo membro, di proprietà dello stato, costituite da depositi auriferi nazionali sulla base dei quali emettere la valuta comune.

Questo concetto equivale oggi ad esprimere il desiderio di vincere la lotteria essendo in possesso di un solo biglietto, tanto esso appare ingenuo e inconsapevole dei meccanismi che reggono il sistema monetario dell’attuale UE.

Ma è proprio per la consapevolezza della necessità assoluta di distruggere questi meccanismi finanziari, architettati da impostori ad uso e consumo dei propri lauti guadagni e della volontà arbitraria di sottomissione delle genti, che questa utopia deve trovare attuazione. Diversamente non sarà possibile costruire nessuna aggregazione autenticamente coesa, consapevole della necessità di condividere, seppure talvolta dopo mediazioni e reciproche rinunce, i vantaggi prodotti dalla collaborazione umana, fondamentale per moltiplicare l’effetto delle proprie forze e quindi delle prospettive di una vita autenticamente serena e sempre migliore, priva dell’impostura dell’invenzione moderna:

dell’economia.

Per dirla ancora una volta con il dottor Martin Lutero:

“La medicina crea persone malate, la matematica persone tristi e la teologia peccatori”.

Noi, seppure molto meno acuti, ma indotti osservatori delle attuali dinamiche della vita, potremmo aggiungere:

“…l’economia schiavi, ignari d’esserlo”.

 

Stefano Radi

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