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Game is over

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Game is over

Dopo molti mesi, il mainstream mondiale può diffondere un notizia senza censura:

l'impeachment della presidente del Brasile Dilma Roussef e' giunto al suo epilogo con la votazione che l'ha destituita, approvata a maggioranza da alcune decine di senatori, la cui collusione con le multinazionali ospitate nella nazione è ampiamente nota al popolo. Così l'ex vicepresidente Temer si è potuto subito insediare, prima di raggiungere gli altri capi di stato al G20 in programma in Cina.

Si tratta di un grande successo per la strategia imperiale delle multinazionali, che a Washington e Bruxelles hanno i loro quartieri generali.

Dopo 15 anni di democrazia, il Brasile ritornerà' ad essere, con ogni probabilità, ciò' che è stato spesso nel corso della propria sfortunata, talvolta turbolenta, storia: una colonia.

L'esito della procedura di deposizione della signora Roussef, avvenuta seguendo ben note prassi normative che, nell'attuale mondo dominato dal denaro e quindi dall'ampia possibilità' di corruzione delle persone, minano a fondo le democrazie, produrrà', pressoché certamente, come effetto l'uscita del Brasile dal gruppo dei BRICS, il nuovo colosso economico alternativo alla visione capitaliberista occidentale. Ma essa avrà ulteriori riflessi negativi sugli stati dell’America latina che, dopo decenni di sudditanza USA, avevano avviato una positiva fase di riappropriazione delle proprie ingenti risorse naturali, sottraendosi al giogo di politiche di mero sfruttamento del territorio e dei propri abitanti.

Tuttavia, sfidare l’arroganza della supremazia del capitale con la forza degli ideali e della legittimazione popolare, risulta essere un’impresa difficilmente praticabile, come dimostrano le sorti di Ugo Chavez in Venezuela e della signora Cristina de Kirchner in Argentina, che aveva osato ridicolizzare la finanza internazionale.    

Il colpo subito dal Brasile, con le piazze subito invase da una folla consapevole del raggiro di cui è vittima, rende il pari ai recenti successi ottenuti dal blocco di contrapposizione al capitale arrogante ed ingordo, che ha per principale antagonista la Russia di Putin e l’emarginazione mediatica a cui ha costretto il fronte USA/NATO nella campagna di Siria.

Oltre alla sconfitta militare del millantato terrorismo di daesh e affini, grazie all’intervento russo in Siria è emersa, con chiarezza, la reale collusione degli USA e dei Paesi del suo codazzo, con un terrorismo da essi creato, organizzato, sostenuto politicamente, militarmente e mediaticamente, attraverso un coacervo di falsità e ipocrisie, miranti al rovesciamento del regime laico del legittimo presidente Assad.

Anche il recente colpo di stato in Turchia, che va ad aggiungersi all’analogo tentativo di rovesciamento del leader venezuelano Maduro, va ascritto in quota ai clamorosi fallimenti della politica estera americana avvenuti negli ultimi mesi. Tutte azioni che, oggi, con la nomina formalmente ineccepibile di Temer alla presidenza del Brasile, risollevano innanzi alla finanza internazionale le quotazioni degli USA come strumento ancora in grado di sviluppare gli interessi politici e le bramosie di guadagno di chi ritiene d’essere domine del mondo.

Una battuta d’arresto forte, in un quadro politico dominato da venti di guerra, nel quale nelle ultime settimane si erano levate voci contrarie a nuove avventure belliche, prive delle sufficienti garanzie per salvaguardare gli interessi del grande capitale.

Opinioni provenienti da uomini che sono stati e sono, tra il ristretto numero degli ispiratori dell’attuale situazione geopolitica e finanziaria mondiale. Soggetti la cui sostanziale differenza con la deposta Dilma Roussef, appare in tutta l’evidente sostanza, leggendo il testo della relazione a difesa pronunciata dall’ex presidente brasiliana.

E’ palese, come lei stessa ammette, che in alcune azioni di governo essa abbia sbagliato, ma non in ciò che probabilmente vuol far intendere:

il suo errore principale, analogo a quello commesso da altri nella storia recente, è la sopravvalutazione del valore etico della democrazia e del voto del popolo, in un contesto politico mondiale reso infido dall’enorme peso del denaro. Denaro sottratto con mille inganni e sotterfugi normativi a chi lavora e, ironia della sorte, utilizzato in parte per accentuarne la schiavitù.

E’ l’arte dell’ipocrisia, della negazione massiva e sistematica dell’evidenza fraudolenta dei fatti, della creazione di false minacce per la sicurezza pubblica e personale, alle quali porre rimedio, come pompieri che abbiano prima appiccato il fuoco, con norme che a tutti i livelli del quotidiano richiedano come risposta leggi restrittive per le libertà personali, avvilenti per uno stato democratico.

La realizzazione della democrazia nominale passa quindi attraverso la tutela finanziaria esercitata sui Paesi vassalli, mediante le politiche sul debito pubblico, con il conseguente disinnesco delle dinamiche salariali, delle rivendicazioni sindacali e per concludere dell’occupazione, ancorché sottoposta a precarizzazione e fidelizzazione degli opportunisti e dei delatori, costituisce il suggello finale per la gestione di “mandrie da produzione”.

Unica è la sorte che lega tutti i governanti dei Paesi che osino contrapporsi a questo volere sovrannazionale, attuato da gangster armati dell’autorevolezza politica e della forza militare degli stati da essi eletti a dimora dei propri interessi finanziari.

Serbia, Somalia, Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto, Yemen, Siria, Ucraina e ben altri ancora sono i luoghi dove la volontà è stata imposta con la forza delle armi e la menzogna mediatica, approfittando dell’evidente alterazione nell’equilibrio degli opposti, verificatosi dopo il crollo dell’URSS.

La decolonizzazione della Federazione Russa, resa possibile anche per la solida tradizione culturale della società, è emersa come elemento di irritante disturbo al progetto di sottomissione mondiale, attuato mediante la globalizzazione e il sistematico sradicamento dei valori fondamentali delle nazioni filosoficamente più avanzate, sorretto dalla produzione pseudoscientifica di libelli propugnanti la promozione della “fede” in una scienza disumana, totalmente asservita all’interesse mercantile.

Senza la pacatezza e la risolutezza emerse dalla conduzione politica di Vladimir Putin, nelle reiterate provocazioni piccole e grandi orchestrate nel corso dell’ultimo biennio a danno del suo Paese; senza le risorse naturali ed il deterrente militare costituito dalla Russia, oggi saremmo privi di ogni speranza per l’avvenire.

Affidati alle gestioni delle ineptocrazie che reggono i governi dei principali Paesi europei, sottomessi alla tutela dei burocrati fiduciari che ne controllano l’operato, potremmo solo sperare in catastrofici eventi naturali, per modificare lo status quo di un sistema di vita, che sta emarginando la natura umana per imporre con subdoli artifizi, norme e prassi funzionali al beneficio di pochi.

E’ questa considerazione che attualmente procura un eccesso di bile a quegli ipocriti che, della loro natura, hanno contaminato la società civile, inaridendo i rapporti interpersonali, spronando le persone ad una sterile competitività, dalla quale trarre vantaggio in termini di controllo e sfruttamento del lavoro, insediando le mediocrità a reggitori degli stati, carpendo con vari mezzi la fiducia degli elettori.

Tuttavia il tempo rivela la verità dei fatti innanzi agli occhi di tutti, anche dei più distratti, facendo sciogliere la cera con cui è costruita questa maschera di democrazia fintamente progressista e pietista, dietro alla quale appaiono con chiarezza tutti i misfatti, progettati e compiuti in danno dei popoli fiduciosi, attraverso le menzogne e la legalizzazione dei soprusi.      

Stefano Radi

 

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