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Nella marea di balle profuse dai tg e dai giornali appare difficile destreggiarsi. Eppure il sentore di falsità, la puzza dell’imbroglio emana forte dalla carta stampata e l’incongruenza dei fatti, quando narrati, emerge dall’esposizione.

Da oltre tre lustri, siamo subissati di falsità eclatanti, pronunciate a gran voce dai massimi organi che ci amministrano, che promulgano leggi in nostro nome e per le nostre presunte necessità.

Conseguentemente abbiamo sviluppato un’abilità emergenziale, da tempo di guerra:

siamo adusi ad agire essenzialmente in funzione dei nostri interessi venali.

Siamo dominati dai bisogni, massimamente fittizi, prodotti dall’effetto del marketing delle aziende venditrici, in conseguenza di cui non riusciamo a distinguere l’utile dall’inutile, più che dal dilettevole come si diceva un tempo.

Non vi sono opinioni, ma solo fatti. Possiamo affermare sui social o tra gli amici una cosa e farne esattamente un’altra, se solo essa si presenta come funzionale ai nostri interessi.

Siamo furbi. Al passo coi tempi, protesi a vivere l’oggi e non perché del “doman non v’è certezza”, ma più che per essere edonisti, per “non restare indietro”. Dietro a nostri simili, che consideriamo dissimili:

meno tante virtù e abilità, ma soprattutto meno bravi.

E’ stridente questa concezione nell’era della considerazione estrema per il simile diseguale. Quando uguaglianza significa libertà, quando tolleranza significa fratellanza.

Il falso ottenebra il vero e, se posto in luce, giunge al repentino oblio, anziché alla riprovazione generale.

Giusto e sbagliato, sono preconcetti inesatti, perché dipendenti dalla prospettiva in cui sono posti i fatti. Ed i fatti, sono presentati sempre dalla prospettiva di chi ha interesse affinché essi siano ritenuti nel modo a lui conveniente.

E’ la furbizia che conta e con essa la venalità.

Tuttavia siamo umani e i tempi passano repentinamente, anche i più oscuri della nostra storia.

Forse addiverremo ad una guerra, una di quelle non combattute per procura, ma guerreggiate nelle nostre civili nazioni.

Le avidità degli arroganti stanno per essere stoppate, non per la sterile affermazione di un ideale, ma per necessità di umana sopravvivenza.

Al di là delle narrazioni strumentali, gli uomini si scontreranno per queste due visioni inconciliabili nella loro natura e l’urto sarà devastante.

Non saranno gli effetti delle armi sui corpi o sull’ambiente a lasciare traccia indelebile del loro uso, ma quanto resterà nell’anima dei combattenti attivi e passivi, a rinnegare per i prossimi duecento anni sia la furbizia che la venalità e con esse la falsità, culla delle guerre.

Stefano Radi

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