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E adesso BASTA!

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E adesso BASTA!

Stamane il ragazzotto installato da più di due anni a Palazzo Chigi da l’ex presidente Napolitano, andrà a rimettere il mandato.

Ci voleva un referendum per far emergere la volontà, ma soprattutto la residua consapevolezza dell’importanza dei valori fondamentali della propria vita, delle proprie tradizioni, delle aspettative reali per il futuro degli italiani.

Stupisce che questo risultato non sia stato previsto dall’ex governo ovvero dai suoi manovratori. Soprattutto da quelle centrali finanziarie come J.P. Morgan, che si sono apertamente schierate per il SI e che da anni, mediante le lobby di Bruxelles, intervengono pesantemente a dettare l’agenda delle priorità politiche del nostro Paese.

Non si tratta di sondaggi, ma dell’effettiva propensione politica e dell’”umore generale” delle persone, che per il governo è possibile dedurre dalla massa di informazioni in suo possesso a vario titolo, dati che, possono rivelare l’autentico livello di lobotomizzazione raggiunto dalla popolazione dopo decenni di falsità plateali pronunciate dai propri governanti e amplificate quotidianamente da una stampa e da una televisione totalmente e ignobilmente asservite al potere.  

Certo, il colpo poteva riuscire.

Si è ben compreso come, dopo l’improvvida affermazione che tradiva una sicumera arrogante rispetto alla reale fiducia accordata dal Paese, come l’ex premier abbia tergiversato lungamente prima di individuare una data per il referendum costituzionale. A nulla sono valse, strada facendo nelle settimane seguenti la determinazione cronologica, le esternazioni di sostegno politico e gli inviti a favore del SI, pronunciati tra gli altri dal presidente USA uscente e da frau Merkel, la reggitrice dei pupazzi politici di Bruxelles.

Ora, in molti si affannano a disegnare scenari foschi per il futuro economico dell’Italia. Scenari che però il potere economico, quello che da decenni guadagna sulla “mucca Italia” non potrà mai permettersi, senza restare a secco di latte e carne.

Sono decenni che alcune aziende nazionali, guadagnano denari a piene mani da quanto perviene dalla contribuzione dello stato, in varie forme, dirette ed indirette, ma soprattutto con interventi normativi che, opportunamente motivati da necessità pubbliche di vario genere, anche contingenti, hanno consentito loro di creare una  reale supremazia nel mondo economico nazionale, permettendone l’inserimento tra i potentati industriali internazionali e mediante l’appartenenza ad essi la saldatura negli interessi finanziari la cui condivisone di intenti nel progetto politico di asservimento totale del popolo dei lavoratori, sta conducendo anche alla banalizzazione delle etnie ed alla distruzione della cultura europea. 

E’ questa una delle principali ragioni per le quali la politica della Russia è oggi demonizzata da parte dei governi occidentali con l’aiuto dei media mainstream.

Sono Dio, Patria e Lavoro i valori fondamentali di riferimento delle principali costituzioni dei Paesi occidentali, oggi insidiati con falsi pretesti di innovazione normativa, imposti dallo sviluppo della scienza e della tecnica raggiunti dall’uomo.

E’ il pensiero dell’uomo, ovvero l’elaborazione dei fini della propria vita presente e futura, quello che subisce il costante attacco delle centrali della dissoluzione culturale, che mediante azioni politiche e mediatiche caratterizzate da un’inaudita dose di falsità, tentano in tutti i modi di creare disorientamento e allontanamento dagli obiettivi di vita fondati sulla natura delle persone e sui loro reali bisogni, armonizzati all’ambiente che li ospita e di cui dovrebbero essere parte armonicamente integrante.

Le costituzioni, quelle come la nostra, fondate su un’autentica volontà di condivisione della vita in comune, sulla consapevolezza della necessità imprescindibile dell’uomo di vivere secondo leggi che scaturiscono dalla storia e quindi dall’esperienza dei suoi errori, protese ad un benessere armonico che non trascuri nessuno dei membri del contesto sociale, sono oggi invise al potere finanziario, erettosi a nuovo tiranno del  mondo, spesso occultato sotto le mentite spoglie di un rinnovamento normativo, esclusivamente funzionale ai propri sordidi interessi di prevalenza dell’uomo sull’uomo.

Ora però Basta!

Basta con manfrine di necessità economiche contingenti (legge di stabilità), quali il debito pubblico e quant’altro in questi anni ha angustiato la vita di tutti i giorni a milioni di onesti lavoratori, di persone che quotidianamente si sono fatte carico delle proprie responsabilità di vita, lavorando e producendo, mentre stuoli di ignobili raccontaballe incapaci, hanno popolato gli scranni più alti del potere politico, economico e imprenditoriale, con i risultati disastrosi emersi sotto gli occhi di tutti. Yes man, ovvero ambiziosi eunuchi della ragione, esclusivamente funzionali ai rispettivi padroni.

L’Italia ha necessità di sbarazzarsene al più presto, di ritornare a poter produrre liberamente secondo le proprie capacità, finalmente liberata da un fisco occhiuto e inquisitore, che lungi dall’essere equo, è esclusivamente funzionale agli interessi delle multinazionali. Di aziende estranee al tessuto produttivo italiano, caratterizzate da un gigantismo che anonimizza le capacità personali, per realizzare una media produttiva priva di eccellenze, nelle quali l’estro e quindi il tipico valore creativo italico risultano banalmente castrati e quindi privi di valore, oltre che di soddisfazione per il lavoro svolto.

Il benessere economico di cui la Nazione è capace, è la chiave di volta per l’attuazione della sua Costituzione. Sono i lacci normativi  sottoscritti con la UE negli scorsi anni da governanti inavveduti, proni ad interessi extranazionali che debbono essere stracciati, facendo riprendere al Paese quella sovranità irrealizzabile senza una propria moneta, una propria banca nazionale ed una politica pienamente coerente con i principi della propria carta costituzionale.

Ora Basta con governi tecnici, con giravolte ignobili delle normative fondamentali:

si sciolgano le camere, si dia corso primariamente al dibattito politico che finalmente possa ritrovare nei diversi orientamenti di pensiero democratico quella volontà di vita e di legittima speranza nel futuro che questa storica tornata referendaria ha dimostrato, che pervenga subito ad una nuova legge elettorale, veramente democratica e non schifosamente di parte come l’attuale o quella in itinere al Parlamento.

Questo sarà possibile se l’attenzione alla vita politica sarà quella dimostrata dai cittadini in occasione di questo sentito referendum, smettendo di prestare ascolto a fraudolenti interpreti della democrazia di parte e ad ambigui attori della scena politica nazionale.

E’ un momento fondamentale per la vita dell’Italia, per il presente e soprattutto per il suo futuro.

Stefano Radi         

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