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Capolinea

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Capolinea

La presidenza Trump è iniziata. Con sommo disappunto delle elites finanziarie che hanno governato il mondo negli ultimi trent’anni e, ovviamente, dei loro gregari, acquartierati nei governi europei.

Sono decenni che in Italia, ma anche in Francia ed in Spagna, tre tra i principali Paesi d’Europa, gli elettori sono sistematicamente privati dell’interpretazione autentica della loro volontà elettorale, mediante trucchi legislativi e sistematiche corrutele di politici.

Il tempo, si sa, rivela le falsità anche più gelosamente ordite e custodite e, nel frattempo, fa progressivamente trasparire la verità.

Abbiamo quindi appreso come molte delle “verità ufficiali”, delle narrazioni dettagliate ed insistenti della nostra stampa e TV, fossero delle menzogne plateali. Eventi che hanno però condizionato pesantemente la nostra vita, rendendola progressivamente meno attraente, non perché priva delle mille possibilità offerte dal mercato di utilizzare beni e servizi, finalizzati al nostro apparente benessere, ma perché sempre più limitata nelle sue effettive possibilità di azione.

E’ una situazione che accomuna tutti, ad ogni livello sociale e da ciascuno attribuita a cause diverse.

E’ un disagio che produce sfiducia nella società, nell’altro che non sia persona nota o utile alla propria vita, lasciando spazio all’egoismo e all’individualismo e, quindi, all’acuirsi di questa distonia personale.

L’effetto evidente di questa situazione si palesa nell’eccesso di contrasti legali, di dispute futili, di comportamenti gratuitamente scorretti e fraudolenti nei confronti degli altri, in ogni momento del quotidiano.

Ogni proposta che perviene dal mercato è fraudolenta o, se non lo è direttamente, lo è indirettamente, perché “la furbata” sta a monte.

Una “furbata corretta”, perché sorretta dalla legge, promulgata nel nostro interesse.

Beneficiamo così di nobili iniziative legislative, che si preoccupano di farci sostituire l’auto, di non farci bere quando guidiamo, di farci vaccinare contro quasi tutto, di garantirci la privacy e di tutelare attivamente la nostra sicurezza.

Peccato, che oramai sia noto anche agli abitanti del più sperduto borgo della Penisola che la frode perviene anche dal filo del telefono sotto forma di trucchi e trucchetti per estorcere adesioni a contratti e vendite di merci e servizi inutili, che la sicurezza personale sia una chimera in determinate aree urbane e fasce orarie,  che persino l’amministrazione pubblica, con il millantato intento di salvaguardare la sicurezza stradale ed il rispetto delle normative, sia pedissequamente a caccia di infrazioni per alimentare le sempre esauste casse erariali. E infine che lo Stato abbia, da anni, gettato alle ortiche un elemento fondamentale della propria fisionomia legislativa, attuando norme con valore retroattivo, che hanno alterato sostanzialmente la vita dei cittadini ed i loro progetti per il futuro.

Tutto ciò contribuisce pesantemente a creare un clima d’insicurezza e sfiducia, che si ripercuote in ogni ambito, generando emulazione.

Emulazione di comportamenti nei quali sono la correttezza formale e la furbizia a recitare la parte più importante.

Tutti tengono a sottolineare la correttezza e l’onestà del proprio operato anche dinanzi alla conclamata frode. E’ una prassi avviata sulla scorta di esempi tratti dal comportamento di autorevoli cariche dello Stato, un “modus operandi” che si è diffuso a macchia d’olio negli ultimi lustri ed ha tolto dalla società civile il senso di vergogna, il timore dell’emarginazione sociale conseguente alla riprovazione generata dalla meschinità congenita di un’azione fraudolenta.

A corredo, è il protagonismo, la repentinità del successo cui assurgono persone improbabili per talento e intelletto, ma proprio per questi limiti evidenti, elette ad esempio per la collettività nei più disparati campi, a completare un quadro di evidente decadimento dei valori autentici.

In questa prassi  il vettore principale è la televisione, che fabbrica personaggi inutili al bene pubblico, esclusivamente funzionali a narrazioni ed esternazioni condivisibili ad un pubblico che in essi si identifica e pertanto, sognandone l’emulazione, si lascia convincere di fatti e cose assolutamente falsi.

Sembra impossibile che in una Nazione ad elevata scolarizzazione come l’Italia, con atenei e biblioteche quotidianamente frequentati da migliaia di giovani, possa sussistere cotanta ignoranza. Si ignoranza, poiché la credulone ria ne è uno degli aspetti.

In questo quadro di falsità ed ipocrisia, spiccano le attenzioni rivolte con zelo crescente ai portatori di handicap, ai diversi, alle donne, ai bambini, a tutti coloro che non sono ritenuti a vario titolo sufficientemente autotutelati nella considerazione pubblica.

La quantità di parcheggi per portatori di handicap prevista per legge in ogni area adibita a tale funzione è forse l’immagine che rende più evidente questa nuova sensibilità. A proseguire, solo a titolo d’esempio, le quote rosa previste per le liste elettorali.

Certo, se una persona ha disfunzioni,, anche temporanee alla articolazioni inferiori è opportuno possa beneficiare di spazi per l’auto più vicini agli accessi. Allo stesso modo se le donne hanno capacità di riscuotere fiducia e consenso negli elettori, non vi è bisogno di sancire per legge il numero della loro presenza. 

Da queste “attenzioni” plateali il legislatore ha affinato il tiro, per fare sintesi su presunte richieste della società civile e pervenire alla legittimazione legislativa di situazioni e comportamenti personali, che minano nelle fondamenta la struttura stessa della Nazione. Sono interventi che prima di entrare in contrasto con visioni etiche o religiose, collidono con i principi della natura.  Tuttavia questo è un aspetto per nulla considerato. Basti pensare alla creazione del transgenico, all’agricoltura intensiva ed alle creazioni della chimica nel campo alimentare, spacciate per attenzioni alla salubrità ed alla prevenzione di patologie.

Un sacco di menzogne, che nascondono palesi intenti truffaldini, che vanno dalla becera creazione di una cointeressenza venale, alla manipolazione del genere umano per ottenerne una società debole più facile da gestire e assoggettare.

E’ un processo che ha iniziato la sua lunga e folle strada da cent’anni ed ha trovato nuove convergenze dagli anni ’50, per manifestare la propria azione negli anni ’70 e quindi imporre un’accelerazione vertiginosa al proprio sviluppo dagli anni ’90 e giungere oggi ad aver quasi completato l’opera.

Qualcosa però non torna anche nei conti dell’accozzaglia di avidi, resi folli dalla bramosia per il denaro e per il potere e dalla facilità con la quale sono riusciti a soggiogare con i loro sordidi inganni milioni di cittadini del mondo, rei di aver creduto nell’attuazione delle filosofie che predicavano la realizzazione della democrazia e della giustizia sociale.

Trump è lo strumento per tentare di fare un passo indietro, di evitare di pervenire alla distruzione di quanto hanno raggiunto.

Purtroppo per loro, la natura umana ha un suo fondamento. Appartiene ad una logica che l’uomo con la sua scienza, può forse comprendere, ma non alterare, perché ne ignora gli effetti conseguenti.

Nel contingente questo ostacolo si chiama etica. Un’ etica che essi non hanno ma altri uomini nel mondo hanno e che può essere fatta valere contro l’ipocrisia e la menzogna che li caratterizza, con la forza delle azioni di contrasto ad ogni livello.

Siamo giunti al capolinea.

In alcuni Paesi dell’unione europea, il disagio nei confronti di questa condizione della vita è avversato dall’azione dei governi. Esecutivi posti sotto pressione dai lacchè politici fraudolenti di Bruxelles, che aspirano ad un rapido passaggio ad un nuovo corso a Washington, dopo questa momentanea parentesi elettorale.

In altri il momento è di attesa:

Olanda, Francia e Germania andranno nei prossimi mesi ad elezioni politiche e l’orizzonte non è roseo per i propugnatori del mondialismo, del progressismo sinistrorso, che ha finalmente dovuto gettare la maschera, innanzi alle palesi incongruenze della sua condotta politica, non rispondente ai millantati obiettivi sociali di libertà, uguaglianza, fratellanza e tolleranza.

Il Parlamento europeo, ovvero un’assise fondata su trattati sottoscritti da politici corrotti, ha deciso che la libertà d’espressione della rete, non possa più essere tale. Inficia l’informazione dei cittadini, li distoglie dai veri problemi delle Nazioni, dalle verità e dalle proposte per la loro vita pensate dalle teste d’uovo delle multinazionali, legislativamente adottate da quest’organismo di prezzolati al loro volere, che tradisce il mandato affidato dai cittadini.

In Italia una parlamentare eletta con letterali quattro voti e fuoruscita subitamente dal partito di appartenenza, è la prima firmataria di una legge liberticida che secondo la “Presidenta” della Camera varrebbe a salvaguardare la cittadinanza dalle false notizie espresse dalla rete. 

Solo i grandi giornali, la televisione, i grandi giornalisti, controllori, controllati dalla linea editoriale del potere globale, dovrebbero godere della franchigia narrativa, anzi, ne diverrebbero i tutori, in attesa di avere alla Casa Bianca Mark Zuckerberg, il ragazzotto co-fondatore di Facebook, a dimostrazione dell’integrità del mito della realizzazione professionale possibile negli USA, grazie alla libertà concessa da una democrazia che offre illimitate possibilità alla volontà dei cittadini. Le favole a buon fine piacciono sempre alle persone, in qualunque epoca ed i creduloni abboccano, anche in questa dove la schiavitù è impersonata da un cavallo bianco che scorrazza per immense praterie.

La realtà con cui confrontarsi è ora giunta alla stretta finale. Gli spazi di movimento per ciascun cittadino si stanno restringendo velocemente, perché ad insaputa del grande pubblico è’ iniziata già da due anni l’era del confronto finale. Non è più possibile pensare di condurre una vita secondo i propri principi. Il ruolo svolto nella società da ogni uomo e donna ne condiziona il comportamento. Gli affetti, gli interessi materiali, l’età, il luogo in cui vivono, accrescono questo vincolo e alimentano i fattori di disagio che si riversano nella società, nei rapporti interpersonali, nella loro essenza, influendo sensibilmente nella qualità della vita percepita in tutta la Nazione.

Con gli arroganti è noto, non vi è possibilità di discussione. La loro boria, la presunzione di superiorità da cui prescindono nei ragionamenti è di ostacolo per ogni possibile intesa. Anzi non vi è alcuna opportunità di intendersi, vi è solo quella di sottomettersi ed obbedire, accettando le loro imposizioni.

Questa presunzione di superiorità, sin qui mediata da comportamenti melliflui, da ragioni di sicurezza sociale, da interventi salvifici su un’economia che loro stessi hanno scientemente utilizzato a loro esclusivo beneficio, è fortemente radicata e non consente né consentirà alcun dialogo costruttivo, finalizzato ad un fine di tranquilla convivenza.

Peraltro, non c’è spazio per due etiche contrapposte. In particolare non può sussistere in un mondo ravvicinato dalle veloci comunicazioni, che pongono in contatto le persone da un estremo all’altro del globo.

Le modalità del confronto in atto contemplano diversi mezzi e concordano su un'unica regola non scritta:

evitare di compromettere le fonti di guadagno, ovvero la massa del mercato, ossia di turbare percettibilmente “le pecore” che quotidianamente acquistano quanto sono indotte a consumare. E’ come il funambolo che si muove su una corda posta a notevole altezza dal suolo.

Tuttavia, da questo scontro rimarrà in piedi uno solo dei contendenti con la sua visione della vita, che diverrà il futuro del mondo o di ciò che d’esso resterà.  Se ne facciano una ragione i cialtroni, gli ipocriti, i furbi, e gli opportunisti, ma anche gli onesti e gli amanti della giustizia e dell’autentica libertà.

Sono quest’ultimi a dover porre le regole per un confronto a viso aperto, che li tragga dalla sofferenza e dalle remore provocate della nauseabonda ipocrisia imposta dal vile avversario.

Stefano Radi 

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