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Alea iacta est (Ultimo articolo di Pergine Vox)

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Alea iacta est (Ultimo articolo di Pergine Vox)

Le ultime notizie che ci pervengono dalle dinamiche internazionali in continuo fermento, attestano che caccia russi, nei giorni scorsi, avrebbero ucciso il capo dell’ISIS Al Baghdadi, unitamente ad altri leader della stessa organizzazione, mentre erano radunati per un incontro segretissimo.

Ma l’aspetto forse più rilevante di questa operazione sarebbe fornito dal fatto che, nel compierla, il comando russo avrebbe notiziato quello USA. Atto dovuto, a seguito accordi miranti alla sicurezza dei rispettivi aerei da caccia operanti nella zona, a garanzia di pretesti reciproci che possano dare l’avvio ad un conflitto diretto. Tuttavia nel caso di specie, lo scopo del preavviso significava più o meno questo:

“Anche la nostra intelligence si muove bene in quest’area, non pensate di continuare a prendere in giro noi ed il resto del mondo con la bufale sull’ISIS”.

Se Abu Bakr Al-Baghdadi, alias Shimon Elliott, ebreo, agente del Mossad come rivelò già nel 2014 l’ex agente Usa Snowden, è stato ucciso, ora l’Isis avrà presumibili difficoltà a muovere le sue trame terroristiche anche in Europa. Vedremo.

Le nuove sanzioni contro la Russia decise dal congresso Usa, hanno sollevato le proteste della cancelliera tedesca e del premier austriaco, che ritengono i loro Paesi, ma anche l’Europa occidentale tutta, particolarmente danneggiati nella progettata costruzione del nuovo gasdotto che, dalla Russia, porterà combustibile per le nostre necessità. I tedeschi e parte degli europei vorrebbero tenere i piedi in due scarpe:

ottenere buon gas dalla Russia, per non essere completamente dipendenti dalle società a capitale angloamericano/arabo. Tuttavia, il polacco Donald Tusk, scherano neocon nella UE, ha affermato senza mezzi termini, nelle scorse settimane che il progettato gasdotto russo, indebolirebbe la posizione strategica della UE nei confronti della Russia. Posizione strategica rispetto a che cosa?

Ad una guerra evidentemente, poiché è certo che, tolto di mezzo Trump, il probabile conflitto, che dovrebbe essere “lampo” negli intenti delle menti che da due anni lo progettano, sarà combattuto in Europa. Prevalentemente in Europa, anche se un’eventuale escalation sposterà il campo d’azione in altri luoghi del pianeta.

Emmanuel salva Francia, e Theresa libera Inghilterra dall’UE, non si sono pronunciati, entrambi rappresentanti di due nazioni che, questo gasdotto hanno sempre avversato, promuovendo attraverso la guerra procurata alla Siria, la vendita all’Europa del gas qatariota, passante per l’asservito territorio siriano, in luogo di quello russo, elemento che avrebbe ulteriormente valorizzato un Paese caratterizzato da una  morale laica pericolosamente divergente con quella “illuminata” promossa dal nuovo ordine mondiale, che, dalle beghe religiose tra sunniti e sciti trae vantaggi economici da oltre cent’anni.

Quello che Trump ha detto a Riad lo scorso 21 maggio ha determinato un terremoto nel mondo arabo. L’Arabia Saudita per prima, si è sentita legittimata a prendere posizione contro il terrorismo e l’islam politico, avviando un nuovo periodo nei rapporti interarabi e, in pieno Ramadan, una nuova fase politica, dopo decenni nei quali la religione islamica è stata utilizzata dall’occidente, per controllare i Paesi arabi produttori di petrolio.

Siamo alla fase finale di un disegno strategico politico, nato alla fine dell’800, che ha come obiettivo il controllo totale sulle genti, perseguito con molti insuccessi, procurando immani tragedie, subendo talora conseguenti pause forzate, il cui costo economico è oggi interamente pagato dai lavoratori dei Paesi occidentali, mentre quello in vite umane è principalmente sostenuto dai popoli che si affacciano sul Mediterraneo.

Le follie normative, travestite da leggi libertarie e da norme per la sicurezza delle persone, prodotte dai governi allineati a questo disegno dispotico, sono accolte con crescente assuefazione da un elettorato persuaso di disporre di un potere politico sancito dalle costituzioni democratiche, sempre più distante dalla verità politica e soprattutto dalla realtà dei fatti, che determinano scelte sostanziali per la sua vita ed il suo futuro.

Anche la chiesa cattolica, sempre accorta a prevenire e indirizzare opportunamente scenari che non la ponessero in contrasto con i Paesi più forti, in quest’ultima fase temporale ha dovuto subire la sua “primavera araba”, costretta a mutare radicalmente dall’oggi al domani il suo indirizzo etico.

Le dimissioni, o meglio la storica abdicazione di Ratzinger nel febbraio del 2013, è avvenuta senza che dal mondo cattolico si levassero logiche domande e forti voci di disappunto. Eppure, per una volta, nell’ultimo decennio, persino la stampa di regime, non aveva potuto esimersi dal pubblicare articoli che lasciavano comprendere come il papa emerito avesse dovuto abbandonare improvvisamente il soglio pontificio, sospinto da fortissime pressioni esterne.  La pressione politica esercitata su Benedetto XVI dagli ambienti internazionali, che dispongono del governo USA e della finanza mondiale, fattivamente attuata attraverso l’esclusione del Vaticano dalle transazioni finanziarie permesse dal sistema SWIFT, avrebbero condotto la chiesa alla rovina economica.

Il meccanismo SWIFT (Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie),  com’è noto è una camera di compensazione che unisce 10500 banche in 215 Paesi. E’ il meccanismo che, semplificando, sta a monte dei bancomat, gli stessi che nei giorni precedenti le dimissioni papali erano stati bloccati in Vaticano, impedendo la possibilità di effettuare transazioni bancarie.

Anche la Russia dopo l’annessione della Crimea, se non avesse attivato la progettata creazione di un sistema  di compensazione alternativo a SWIFT, attivato con la partecipazione dei Paesi BRICS, sarebbe stata asservita al volere della finanza internazionale.

Il nuovo papa, considerato il leader della sinistra mondiale, con il suo atteggiamento progressista e innovatore, conciliante con visioni antitetiche alla morale cattolica, ha permesso di far riprendere al Vaticano la propria libertà  finanziaria, immediatamente, già dalla notizia della sua elezione.

L’ultimo ostacolo oggettivo sulla strada della fagocitazione morale delle persone, è stato quindi rimosso ed ora la banalizzazione delle coscienze, del pensiero e delle idee, ha strada libera verso la schiavizzazione delle masse, escludendo, con l’utilizzo diffuso di semplici lemmi, le residue voci di dissenso.

Chi manifesta perplessità o, peggio, dissenso verso la politica d’intimidazione militare condotta dalla NATO nei confronti della Russia è complottista;

chi dissente per l’attuazione delle teorie gender è omofobo;

chi è contrario alla maternità surrogata, nazista;

chi attacca Soros e le sue ONG travestite da enti benefici e scientifici, antisemita.

Il pensiero unico individua, classifica, elenca ed emargina, quand’anche, prossimamente, con l’attuazione delle ventilate norme contro le “Fake news” censura, in attesa di punire. Provvedimento che, peraltro, è già stato previsto da recenti norme introdotte nel nostro ordinamento, per chi palesi pubblicamente la sua perplessità sulla fondatezza di taluni fatti storici.  

Il cittadino, sempre più scolarizzato, formalmente acculturato dalla disponibilità enorme d’informazioni accessibili non solo da una produzione libraria e giornalistica incessante, ma dal semplice accesso alle informazioni presenti sul web, dall’interscambio di notizie connesso all’ampia diffusione dei social, ritiene di conoscere la verità, di essere edotto su ogni argomento che lo interessi e, conseguentemente, d’essere pressoché immune da narrazioni false, tendenti a condizionarne il pensiero e con esso la volontà.

Si tratta di una maggioranza di persone confuse, distratte e pertanto malleabili, generalmente ignoranti perché presuntuose e quindi facilmente manipolabili da narrazioni false.

Presuntuose per la loro limitatezza non solo culturale, ma anche per la carente esperienza di vita, sono continuamente alla ricerca di esibirsi in tutti i modi, per trovare sostegno innanzi alla pochezza intellettuale che, interiormente, le assilla.

Eppure, sarebbe sufficiente riflettere brevemente, dopo aver ascoltato attentamente, per accorgersi dell’incongruenza palese delle notizie che vengono diffuse dai media, dei raggiri attuati dalla politica delle nostre “buone” democrazie occidentali. Ad esempio, solo oggi, sappiamo che quanto ci è stato raccontato e mostrato con grande enfasi ed emozione sui fatti dell’11 settembre, era falso. Sappiamo che le accuse mosse all’Iraq di Saddam Hussein dal generale Colin Powell all’assemblea dell’ONU erano false; sappiamo che le guerre civili e gli interventi militari ancora in corso a nostre spese in Medio Oriente sono servite a rovesciare regimi a noi amici, utili alla nostra economia, funzionali ad una visione laica di quelle nazioni, immune da fanatismi religiosi, tendenti a far ottenere ai cittadini di quei Paesi una condizione economica dignitosa che non li avrebbe certo indotti ad emigrare, procurando sconquasso e turbamento sociale nelle nostre nazioni.

La lista degli esempi sarebbe molto lunga e ricca di fatti la cui palese incongruenza con la realtà è oramai ampiamente corroborata dalle prove emerse ed a tutti quotidianamente disponibili, corredata con i nomi degli autori delle false narrazioni e delle pessime, interessate decisioni che avviarono la privazione della nostra sovranità nazionale e della nostra economia. Comprendiamo, ogni giorno sempre di più come la crisi economica del 2008, attribuita a speculazioni operate da asseriti cialtroni della finanza, sanate con i denari tratti dalle nostre banche, sia stata in realtà un accurato “coup de theatre” per indurre molti Paesi europei, predestinati da un’accurata regia, a varare politiche di austerità economica, tendenti a svilirne le economie, precarizzare il lavoro, avviare lo smantellamento dei diritti sociali sanciti dalle carte costituzionali, ottenuti dopo due decenni di aspre dialettiche, per giungere, infine,ad una sostanziale contrazione delle autentiche libertà individuali, condizione indispensabile per la docile gestione degli individui.

Nonostante questo disegno sia oggi in costante divenire, l’attenzione delle persone appare mediamente insensibile rispetto alla percezione della reale condizione vissuta. Esempio ne sia la situazione politica italiana, nella quale i partiti politici, con l’esclusione di uno, altro non sono che la rappresentanza degli interessi economici di specifiche aziende e persone, assolutamente disinteressate al benessere pubblico, sino alla misura che esso non costituisca grave pregiudizio per il loro tornaconto.

Il partito che fa eccezione, nell’attuale arco parlamentare, è il Movimento 5 stelle. Creazione di marketing, funzionale “all’intubamento” del dissenso politico proveniente da destra e sinistra dell’elettorato, difficilmente controllabile da strutture partitiche prive di leader carismatici, a loro volta difficili da gestire e potenzialmente pericolosi per la loro eventuale iniziativa politica.

Il M5S ha contemporaneamente assolto all’ulteriore compito di incrementare il numero dei votanti attratti da un progetto, che prometteva di porre il cittadino al centro della scena politica e, pertanto, capace di indurre il Parlamento alla produzione di leggi finalmente opportune e giuste.

Come e quanto quest’esperienza politica abbia già esaurito la sua funzione, consumando il credito affidato dai suoi elettori è divenuto palese nelle recenti elezioni amministrative. Tuttavia siamo sicuri che la macchina delle falsità predisporrà un nuovo attrezzo per le prossime elezioni politiche, per gestire il risultato delle quali è sufficiente una finta maggioranza elettorale, sul modello di quella recentemente ottenuta con il partito appositamente costruito come vettore per il faccino telegenico eletto in Francia.

Se l’affluenza elettorale sarà scarsa, come or ora accaduto in Francia (56% di astensioni), ciò non costituirà una remora:

l’importante è governare mediante una parvenza di democrazia e quindi legiferare per quanto è utile al guadagno di pochi ed all’incremento del loro potere, senza perdere tempo in inutili discussioni. L’emergenza economica, che dovrà essere sempre presente, richiede, per essere risolta, decisioni rapide assunte nel dichiarato interesse di una cittadinanza persuasa di vivere in un contesto sociale democratico.

Possiamo pertanto affermare senza timore di esagerare d’essere giunti alla realizzazione dello stato descritta da G.Orwell, pianificata per l’Italia nel famoso libro dell’ex venerabile della P2 Licio Gelli.

Siamo alla dittatura della democrazia, che rappresenta una contraddizione in termini, ma che più in generale è lo stato dell’arte della situazione dell’occidente, con qualche lieve differenza tra nazione e nazione, in funzione del diverso ruolo assolto nel progetto di mondializzazione in corso.

E’ evidente come, trovandoci a svolgere nel contempo il ruolo di vittime e fautori attivi di questo processo di trasformazione profonda della nostra società, qualcosa ci turbi, quotidianamente, risultando percettibilmente incoerente con la nostra volontà.

Questo è l’aspetto forse più inquietante della situazione presente, vissuta dalla nostra società, più ancora della crisi economica, delle difficoltà connesse al lavoro, dell’anomia che caratterizza i rapporti umani, dell’ipocrisia che pervade ogni ambito delle relazioni interpersonali. E’ una società priva di volontà, di decisione, di determinatezza, incapace d’individuare precisamente la fonte di questo disagio e quindi di combatterla.

In questo contesto lo “Ius soli”, costituisce un ulteriore mezzo, non a caso in corso di approvazione in Italia, Paese pilota dal 1992 per le imposture globali, per distruggere quanto resta di quei valori morali che costituiscono il fondamento della nostra società.

Una nazione è tale per la condivisione di comportamenti, finalità e costumi che si sintetizzano nell’uso di una lingua evolutasi nel tempo in un determinato luogo geografico, al quale, il corso degli eventi storici ha assegnato un comune denominatore d’intenti, ad un ampio gruppo di persone.

E’ storicamente provato come, la massiva infiltrazione, ancorché pacifica di soggetti di culture diverse, rechi pregiudizio ad un consesso sociale, alterandone le abitudini e creando un melange razziale, che produce dapprima insicurezza personale e successivamente conflittualità sociale. 

Qui prodet?

E’ facile comprenderlo, almeno per la prima fase della sua funzione. Per il prosieguo lo scopo conduce direttamente alla banalizzazione delle culture, che ne indebolisce la matrice, agevolando la gestione delle persone.

Nessuna rivoluzione è mai stata attuata da milioni di persone. I cambiamenti epocali nelle fasi politiche delle nazioni, escludendovi quelli artificiali prodotti negli ultimi decenni dall’intervento interessato del capitale internazionale a guida USA, sono sempre stati realizzati da piccoli gruppi di persone lucide e determinate, che si sono assunte l’onere civile di modificare il corso della storia del proprio Paese.

In Italia, lo scorso 4 dicembre, una coralità di cittadini ha rifiutato la modificazione arbitraria della Costituzione, inducendo alle dimissioni l’individuo a suo tempo insediato a capo del governo, da forze estranee al volere politico dei cittadini.

E’ stato un evento storico per l’Italia. Un fatto inatteso, che ha dimostrato come l’era della narrazione falsa, nonostante gli asseriti successi ottenuti dal 1992 con la presunta moralizzazione politica del Paese, denominata “Mani pulite”, fosse conclusa. Mani pulite costituì l’inizio della schiavizzazione alle logiche europeiste del “Belpaese”.

L’interesse per la verità, per la conoscenza effettiva dei fatti, degli eventi politici e non solo, che si svolgono nel mondo, appare ora in crescita e questo aspetto preoccupa, asseritamente gli attuali vertici politici nazionali e sovranazionali. In primo luogo l’esimia presidente della Camera, che ha invocato una legge contro le notizie false, legge immediatamente proposta da una parlamentare (Adele Gambaro) portata sugli scranni dal sistema elettorale promosso dal M5S, presto emancipatasi da quelle fila, per “assurgere” come molti altri consimili, alla schiera dei parlamentari aderenti al gruppo misto, ovvero ai reietti dei rispettivi partiti, soggetti, che l’ordinamento politico nazionale, dovrebbe logicamente costringere alle dimissioni nel caso di abbandono del partito nel quale sono stati eletti. Parlamentari il cui voto è stato spesso utile per far approvare leggi indegne.

Il risveglio delle coscienze nazionali, seppure celato negli animi o, al massimo palesato a pochi intimi, nel timore di essere tacciati di populismo o quant’altro oggi utilizzato per ghettizzare il legittimo dissenso, risulta palese e diffuso osservando il numero e la frequenza degli accessi ai blog che propongono un’informazione veritiera e priva di secondi fini.

Anche noi con Pergine Vox nel corso degli ultimi quattro anni, dando vita a questo blog informativo, riteniamo di aver contribuito a diffondere un’informazione priva di falsità, utile per indirizzare la propria vita ed aiutare a dissolvere le incongruenze che la falsa narrazione del mainstream infonde nelle persone.

Abbiamo iniziato esattamente in questi giorni di quattro anni or sono, proponendoci di diffondere le riflessioni che scaturivano dalla nostra associazione culturale, limitandoci a due punti principali:

il nostro piccolo territorio

la partecipazione dei giovani ad un progetto di comunicazione che consentisse la crescita di alcuni di loro, in modo alternativo allo schema diffuso nei social.

Il primo obiettivo è stato raggiunto. Oggi il contesto territoriale, seppure con vari problemi nuovi e vecchi ancora sul tappeto, è sensibilmente migliorato grazie all’avvento di una nuova compagine politica municipale, che impegnandosi costantemente nel proprio ruolo pubblico, con dedizione e attenzione, sta svolgendo un buon lavoro per la collettività.

Il secondo, per varie ragioni, dopo momenti di incoraggiante evoluzione, non ha fornito i risultati sperati.

Nel corso del quadriennio abbiamo modificato radicalmente il nostro focus informativo, dedicandoci a quanto gli eventi politici e sociali internazionali stavano ponendo al centro dell’interesse collettivo.

Ci siamo quindi dedicati a diffondere notizie tratte da altre fonti, come noi attente e preoccupate per l’involuzione della situazione politica internazionale, peraltro suscettibile di pericolose ricadute anche sul nostro territorio, applicandoci ad un gratuito lavoro di individuazione, valutazione, analisi e traduzione di informazioni che potessero contribuire alla formazione di un quadro veritiero degli eventi in corso.

Il nostro impegno è stato ampiamente ricompensato dall’attenzione accordataci dai lettori e dai visualizzatori dei video proposti, talvolta da noi stessi realizzati, nell’intento di rendere più semplice la comunicazione di alcuni argomenti.

Da questo risultato positivo e incoraggiante abbiamo tratto la consapevolezza che l’interesse per un’informazione autentica è divenuto un elemento irrinunciabile presso un determinato pubblico di persone, consapevoli delle falsità proposte a tutti i livelli informativi dall’attuale controllata editoria.

Ora il nostro problema principale attiene alla necessità di fornire continuità alla produzione di notizie, dedicando quell’assiduità temporale che i nostri rispettivi impegni personali non consentono, innanzi ad uno scenario che richiede e richiederà un’attenzione costante.

Riteniamo inoltre che la fase di sensibilizzazione verso la consapevolezza della falsa narrazione sia superata e che ora se ne apra un’altra, capace di tradurre “il dire verso il fare”, prima che i lacci tesi attorno alle nostre caviglie divengano irrimediabilmente stretti.

Un grazie a tutti per la Vostra attenzione e considerazione.

La Redazione    

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