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"Caro" Presidente...

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"Caro" Presidente...

Signor Presidente, quando uno dei suoi migliori predecessori, Sandro Pertini, fu eletto capo dello Stato nel 1978, Indro Montanelli gli inviò il seguente telegramma: “Che Dio le conceda il coraggio, Presidente, di fare le cose che si possono e si debbono fare; l’umiltà di rinunziare a quelle che si possono ma non si debbono, e a quelle che si debbono ma non si possono fare; e la saggezza di distinguere sempre le une dalle altre”. È un vero peccato che Montanelli, essendo scomparso nel 2001, non abbia potuto inviarlo anche a lei quando fu eletto nel 2006 e rieletto nel 2013.

Le sarebbe senz’altro servito a evitare un sacco di errori, abusi di potere e deragliamenti dai confini fissati dalla Costituzione, che invece hanno costellato l’intero suo settennato e anche il post-scriptum degli ultimi 20 mesi. Manca lo spazio per riassumerli tutti: li troverà, nel caso in cui le servisse un ripasso, nel libro Viva il Re! uscito un anno fa. Qui ci limitiamo a quelli del suo secondo mandato, che da soli bastano e avanzano a fare di lei il peggior presidente della storia della Repubblica.

Tutti pensano alla successione al Colle, tranne gli italiani

In queste settimane nell’arena politica italiana è stata messa in scena una delle più riuscite rappresentazioni del teatro dell’assurdo. Tutti i partiti sono in fermento per la prossima elezione del Presidente della Repubblica, che tuttavia è solo presunta, perché ad oggi Giorgio Napolitano non ha smentito né confermato le sue dimissioni.

Il balletto a cui assistiamo è quindi assolutamente gratuito e tipicamente italiano, e cioè per non affrontare i problemi più seri se ne inventano sempre di nuovi, non risolvendone poi neanche uno.

Referendum-burla, Grillo vuole sabotare i no-euro

La campagna di Beppe Grillo per un referendum sull’uscita dall’euro?

«E’ la tattica più efficace per bloccare qualsiasi possibilità di abbandono della moneta unica».

C'è solo una parola per definire l'intera gamma dei notiziari e dei commenti dei media occidentali sui fatti ucraini, e in special modo la vicenda del volo MH17: propaganda bellica.

Mentre la parte russa ha pubblicato elementi probatori, niente di serio è stato offerto dall'occidente, nonostante l'area del conflitto ucraino sia coperta da innumerevoli sistemi di sorveglianza dallo spazio, dall'aria e da terra. Il Pentagono ha pubblicato “prove” prese dai social media!

"Napolitano è un pericolo per la democrazia in Italia": parole e musica non di un Beppe Grillo qualsiasi ma della prestigiosa London Review of Books, dove storici e ricercatori britannici hanno condannato l'operato di re Giorgio. A cui stanno già fischiando le orecchie: avviso di sfratto in corso.

L’avviso di sfratto a Giorgio Napolitano arriva da Londra, regno dell’alta finanza europea, per mezzo della prestigiosa rivista London Review of Books.

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L’Europa cambierà?

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Ebbene è andata. Mentre in Italia la percentuale dei votanti alle europee conferma il dato di 5 anni fa, negli altri principali Paesi dell’eurogruppo le attenzioni per il Parlamento di Bruxelles calano.

Scendono vistosamente, in Germania, Francia ed Inghilterra, dove, tra i votanti, crescono gli euro delusi. Definire gli obiettori dell’Europa, “euroscettici” è infatti riduttivo, rispetto al sentimento politico che li anima.

Aveva torto Grillo quando diceva che queste elezioni avrebbero avuto un valore politico. Aveva torto Renzi quando diceva che il voto era europeo, e che solo all'Europa bisognava guardare. In realtà il voto di domenica ha un valore sociologico, anzi, per essere più precisi, un valore socio-patologico, nel senso che ha messo in chiara luce quale sia la patologia che affligge la maggior parte degli italiani: la paura.

La paura del nuovo, la paura del diverso, la paura di uscire dal seminato.

Siamo alla vigilia di una nuova consultazione elettorale europea, che per circa 4000 comuni italiani accorperà anche il rinnovo delle cariche municipali.

La valenza di queste consultazioni è anche un test per il nuovo governo; il terzo che si succede a governare senza scaturire dal consenso popolare.

Il fremito che anima gli umori di questa Nazione, che superficialmente appare distratta dalla politica, per parte schifata dalle sue nefandezze, non è ormai più controllabile dai vari partiti, tutti afflitti da scandali, scissioni e beghe interne, i quali nemmeno in provincia riescono a coagulare intorno ad essi interessi estranei al tornaconto personale.

Che democrazia viviamo! Che tempo di libertà!

Negli ultimi due anni gli spazi pubblici adibiti all’affissione elettorale sono stati assiduamente occupati dai tabelloni dai quali sono emanate le facce ed i loghi dei vari candidati e delle composizioni politiche in lizza.

In una democrazia matura tanto deve accadere. Peccato che, nonostante questa assidua chiamata alle urne, i problemi che affliggono le persone ed in particolare le meno abbienti, non abbiano trovato la benché minima soluzione.

Promesse, annunci, ma la realtà dei fatti rimane sempre la medesima: tutto aumenta e se non lievita di prezzo, cala di volume. Come le bustine di zucchero al bar: prima ne bastava una, ora ne servono due, per addolcire un caffè che è sempre più amaro….

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