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Un politico tra la gente: intervista a Daniela Casagrande, vicesindaco di Pergine Valsugana

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Ad un mese dal ballottaggio siamo andati a trovare il nuovo vicesindaco.

Daniela Casagrande ci riceve nel suo ufficio. Un locale che dopo la nomina ha voluto condividere con l’assessore all’economia Sergio Paoli, che poteva disporre di un locale troppo piccolo per ricevere i cittadini che desiderano parlargli. D’altro canto, spiega Daniela, sono spesso in giro ad ascoltare tutti coloro che mi chiedono di incontrarli. C’è bisogno d’essere tra di loro, di sentire i loro problemi, di condividerli e possibilmente, in questo momento di crescente difficoltà economica, di risolverli.

E’ stata questa attenzione alle persone, ai cittadini, il “leitmotiv” della lunga carriera professionale della neo vicesindaco, ex funzionario del comune perginese, ora entrata in politica con il consenso personale attribuitole dal 5% dei votanti, che supera il risultato ottenuto da alcune delle formazioni politiche partecipanti alle elezioni. Certo, l’intraprendenza espressa dalla storia professionale del nuovo sindaco Oss Emer e la valenza di un programma semplice nell’esposizione e concreto negli obiettivi da raggiungere ha colto nel segno e dimostrato quanta attenzione e consenso, sia possibile ancora ottenere dalla gente in tempi di disaffezione alla politica.

Daniela, alla luce di questo successo elettorale cosa ritieni si aspettino i cittadini da te?

I cittadini si aspettano molto. Sono alla finestra e ci guardano. Ci sono anche  tematiche forti da risolvere, che richiedono azioni ampie e prolungate nel tempo. Noi abbiamo due anni a disposizione. L’importante è essere vicini alla gente, saper ascoltare e dare risposte immediate ai problemi più urgenti.

Quali sono le prime necessità di Pergine?

Maggiore attenzione verso la famiglia. Su questo tema siamo particolarmente attenti, perché quando si sta bene e vi è serenità ne beneficia tutto il territorio ove si vive. Ad esempio, in queste poche settimane abbiamo trovato una soluzione per sopperire al problema delle domande per l’asilo nido, in attesa che tra due anni entri in funzione il nuovo. Anche se le nascite sono in flessione, c’è una lista di circa 60 bambini richiedenti e quindi abbiamo individuato una soluzione transitoria, creando un nuovo asilo (che si affianca ai due esistenti), gestito da ASIF Chimelli, nei locali della ex Pretura.

Altro tema a cui fornire risposta nel breve è la terza età, anche se Pergine dispone di una casa di riposo che costituisce un’eccellenza. Ci sono famiglie con malati gravi ed esigenze urgenti alle quali vogliamo dare delle risposte. In tal senso, questa settimana, abbiamo avuto un incontro con il cda della PSP e ci sono già alcune importanti ipotesi di soluzione, che vedremo di attuare nel più breve tempo possibile.

Tra gli argomenti dibattuti nel corso della campagna elettorale, vi era il tema dell’area Cederna. Qual’è la tua visione?

L'Ex-Cederna appartiene al novero dei “grandi temi”, che vanno risolti con maggiore tempo. Lavoro e famiglia sono le priorità. Cederna ritengo sia un argomento che dev’essere affrontato con il concorso della PAT, poiché non credo che in questo difficile momento economico, gli artigiani siano in grado di affrontare il problema. Penso che la PAT dovrebbe acquisire l’area e quindi cederla al comune. In questo senso la provincia interverrebbe a compensare il debito che ritengo abbia nei confronti di Pergine, trasformata in una sorta di dormitorio di Trento, con lo sviluppo di tutti i problemi connessi.

Quali sono le priorità di Pergine riferite alle grandi opere? Ad esempio: il nuovo teatro, potrebbe essere veramente propulsivo per la città?

Pergine è una città di 22 mila abitanti e aveva la necessità di avere un teatro. E’ un teatro di non grandi dimensioni e penso potrà validamente contribuire allo sviluppo culturale di Pergine.

E l’ipotizzata galleria di Tenna?

Secondo me è una necessità. Dobbiamo avere il coraggio di liberare il lago dalla SS.47 che lo costeggia e che, data la mole di traffico pesante, non contribuisce ad incentivare il turismo. E’ altrettanto vero che per la realizzazione di quest’opera siamo in un momento difficile. Però un pensiero dovrà essere fatto. Il nostro sindaco ha ipotizzato una soluzione alternativa, spostando la SS.47 a ridosso delle pendici del monte, ma questo richiederà l’esecuzione di uno studio di fattibilità.

E per le difficoltà economiche connesse all’attuale congiuntura del lavoro?

Siamo in piena crisi di lavoro e con l’assessore Sergio Paoli, vedremo come poter incentivare le attività lavorative, magari nell’ambito dell’agricoltura, considerando che l’industria non sia il settore da privilegiare, viste le difficoltà che la attanagliano anche nel resto del territorio provinciale. Basti pensare alla recente vicenda Whirpool.  A tale riguardo, anche a Pergine vi sono alcune famiglie, che conosco personalmente, costituite da coppie di dipendenti di quest’azienda. Questo aggrava ulteriormente il  quadro della situazione. Potremo pensare a sviluppare le aziende artigiane. Ma sul quadro complessivo della situazione dovrà agire la politica provinciale, predisponendo degli strumenti anticrisi.

Come vedi il parco 3 castagni?

Il parco 3 castagni è bellissimo, da utilizzare e far vivere nella sua interezza. Dev’essere il parco dei perginesi. Al momento sono in corso dei lavori di sistemazione e spero che un po’ alla volta divenga “L’isola felice di Pergine”. Il parco va vissuto così com’è non stravolgendo quanto vi è di naturale. Saranno installati dei servizi igienici, ubicati in una struttura ambientalmente non impattante, la cui fruizione potrà essere continuativa per i disabili e accessibile a tutti in occasione di eventuali manifestazioni.

La realizzazione del labirinto è al momento in corso?

Credo che in questo momento la realizzazione del labirinto sia ferma. Questo richiamo all’ex ospedale psichiatrico, operato mediante la creazione di un labirinto a forma di cervello, mi dà un po’ di tristezza. Preferirei fossero piantati, semplicemente, degli alberi da frutto e delle rose, che i perginesi potrebbero cogliere nella stagione propizia.

Una domanda d’obbligo: come vedi il rapporto delle donne con la politica, perché sembra sia così difficile trovare donne da candidare?

Non sono una femminista. Però le donne hanno una difficoltà oggettiva ad occuparsi di politica, forse perché gli uomini ne hanno sempre avuto “l’esclusiva”. Una volta le donne accudivano i figli e attendevano il ritorno a casa dell’uomo impegnato nella politica. Oggi non è più così vi è la parità dei generi, ma tuttavia, le donne hanno ancora un po’ questa mentalità, anche se coloro che hanno il coraggio di entrare in politica, dimostrano di saper fare.

La difficoltà di reperire candidature femminili, sembra sia attribuibile alla carenza di coraggio per confrontarsi con l’uomo in questo ambito;

Personalmente non ho avuto grandi difficoltà, perché ho un carattere forte e sono determinata, ma l’uomo tende per sua natura ad essere dominante e non agevola il percorso.

Quale dovrebbe essere la “missione” della donna nella società odierna?

La donna deve saper riportare al centro della società, quei valori che gli uomini non sono riusciti a introdurre stabilmente: l’etica e la morale.

Credo che se ci fossero state più donne di governo, non saremo giunti a questi livelli.

 

 

Semplicità, pragmaticità e concretezza, caratterizzano l’impegno di amministratore pubblico del nuovo vicesindaco.

Cinzia Albertini

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