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Il mistero del natale

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Il mistero del natale

Il popolo dei mercatini ingombra le autostrade con auto e pullmann e sale verso nord alla ricerca nei centri della tradizione natalizia, di quelle particolarità che l’artigianato più umile, ma autentico sa produrre.

Si muove una massa di persone giovani e anziane, che abbandonano lo shopping sfolgorante di luci natalizie offerto dai centri commerciali disseminati ovunque nelle ex campagne delle periferie delle rispettive città. Città talvolta molto belle, con centri urbani antichi, durante l’anno meta di turisti da tutto il mondo. Certo, ciò che si è abituati a vedere spesso, non fa più sensazione, ma forse, qualcosa di particolare vi dev’essere in questi mercatini fatti di casette, di baracchette in legno, erette nella piazze delle città e dei borghi del nord e nelle vie ad esse adiacenti. Qualcosa di particolare debbono ragionevolmente emanare per suscitare ormai da anni un’ irrefrenabile attrazione per i visitatori che vi accorrono numerosi, percorrendo chilometri di asfalto, talvolta sottoponendosi a tour de force tentando di visitarne il maggior numero, ovviamente, nel più breve tempo possibile.

Un enorme successo commerciale. In alcuni luoghi, esisteva realmente la tradizione dei mercatini natalizi, in altri è stata “rispolverata”e in altri ancora, totalmente reinventata.

La merce che vi si trova non è affatto unica e tantomeno essenzialmente utile. Inoltre, nell’era della diffusione massiva dell’acquisto telematico, fatto da casa con un clik e consegnato sulla porta nel tempo di un giorno a prezzi contratti rispetto a quelli del mercato corrente, tanti chilometri e tempo per andare a comperare una frivolezza inutile, appaiono un controsenso in una prassi esistenziale dai ritmi frenetici, scanditi dagli orologi e dall’accompagnamento onnipresente delle “sonorità” emesse dalle emittenti radiofoniche. 

Il pensiero è per pochi, l’azione è per tutti, giovani e vecchi, chi per dovere, chi per confermare d’essere ancora valido, presente nella società, attivo, insomma autenticamente vivo.

Però i mercatini di natale, seppure senza neve, senza quella coperta fredda, che evoca quadri colorati dai quali emana il calore di un modus vivendi che non c’è più, sono molto frequentati. Al punto da creare grossi problemi al traffico ed ai parcheggi.

Siamo una società moderna, che vive di consumi, molti dei quali indotti, ovvero inutili per la persona che ne fruisce. Una società democratica, fondata su regole di tolleranza, rispetto e correttezza reciproca. Una società evoluta, che ha inventato macchine d’ogni genere per agevolare la propria vita, oggi intenta ad allungarne ulteriormente la durata. Tuttavia una società con molte angosce, che ricorre spesso ad antidepressivi e quant’altro le soccorre, non certo per tranquillizzarsi dall’evocata minaccia del terrorismo islamico.

Natale ha origini diverse per agnostici e credenti, ma coincidenti nella loro intima sintesi. Così si tramanda da secoli e nel corso degli ultimi decenni, la sua essenza più autentica è stata ampliata e spalmata in un periodo temporale sempre più ampio, sino ad allontanarsi temporalmente in modo smisurato dalla sua data ricorrente.

Quel popolo deambulante per chilometri d’asfalto, forse non ricerca qualche ciarpame con cui riempire ulteriormente le soffitte, ora rare o i cassonetti della spazzatura, né specialità alimentari oggi già “riscoperte” dagli affannati buyer della grande distribuzione, riprodotte in milioni di esemplari sugli scaffali delle rispettive rivendite, ma un sentimento. Un senso di autenticità, di particolare, di raro, di indicibilmente intimo e chissà di cos’altro ancora, sicuramente molto distante dal proprio ambito quotidiano, dalla sicurezza di un vivere sempre più inconfessabilmente, irrazionalmente, aderente alle proprie effettive necessità. 

 

Stefano Radi

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