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Tempo di Democrazia

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Percorrendo le vie dei nostri centri urbani si notano le affissioni dei manifesti elettorali. Sono state precedute, di qualche settimana, dall’installazione degli appositi pannelli. Le elezioni provinciali si avvicinano ormai a grandi passi. L’ennesima tornata elettorale dell’anno in corso. Per i perginesi, in particolare, è la terza, dopo le consultazioni nazionali e  quelle per la sostituzione del sindaco dimissionario.

Gran prova di democrazia. L’assidua chiamata alle urne dei cittadini, testimonia l’attenzione e la  sensibilità del nostro sistema politico. Alla frequenza della tornata elettorale, si aggiunga il gran numero di candidati per il governo provinciale e, coerentemente, il numero di liste e quello dei candidati presidente: ben diciassette, provenienti dalle più disparate professioni.

In queste condizioni la democrazia è assicurata. Il pluralismo di idee e la disponibilità di molti a porsi al servizio degli altri, sottoponendosi al gravame dell’impegno politico, attestano la salute civica della nostra società, l’alta considerazione per i valori morali  in essa presenti, la considerazione per l’altro, la consapevolezza che l’uomo, per quanto intellettivamente e culturalmente dotato, poco può fare ed essere senza il concorso del suo simile.

Questo è quanto appare e, in una società dove conta più ciò che si mostra rispetto a quanto ha fondatezza, si può dire che sia molto.

Tutti coloro che quotidianamente vivono la propria giornata, relazionandosi con le persone conosciute e con le nuove, che leggono i giornali, che si informano di politica e della gestione della società che li ospita, per quel tanto che è indispensabile alla propria vita, sanno quanto siano oggi labili i valori della politica.

Questa etereità della politica, pervade anche i rapporti interpersonali. Una promessa, la parola data, un patto per quanto solenne, non hanno più sostanza, sono retaggi del passato. Ciò che conta è la rincorsa impudica verso il proprio tornaconto, dimenticando che la propria immagine, per avere fondamento, dev’essere coerente con un comportamento funzionale al benessere della società.

La morale è stata sostituita da una millantata correttezza formale che, fondandosi su ciò che sembra egoisticamente più opportuno a chi la adotta, ha fatto perdere anche alla correttezza la sua ben inferiore valenza sostanziale.

Così oggi anche il tradimento è assurto a comportamento ammissibile, anzi, opportuno in determinate circostanze, specie se il tradito dichiara di non esserne stato vittima, ma coglie le opportunità offerte da quel suo stato di disgrazia.

In questo contesto sociale, sia esso nazionale che provinciale, in cui l’esempio del più elevato senso civico, la politica, produce nuovi modelli di comportamento, millantando le forme della democrazia, va ricordato che l’uomo è parte della Natura ed ha una Ragione che fortunatamente lo guida, affinata dall’esperienza ed è con esse che si dovrà “far di conto” all’indomani delle elezioni provinciali, per poter affermare di amministrare una comunità democraticamente coesa.

Stefano Radi

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