Contenuto Principale
%AM, %23 %011 %2013

Intervista a Caterina Dominici, candidata nella lista di Autonomia 2020

Postato da  

Caterina Dominici non ha bisogno di presentazioni. Molti sono stati gli allievi degli istituti scolastici da lei diretti nel corso degli anni. Preside a Mezzolombardo, Cles, Tione, all’Istituto Tecnico Industriale ed al Liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” di Trento, la professoressa Dominici ha affiancato nel corso degli anni l’impegno professionale con quello politico, congiunti da un comune denominatore: l’impegno per gli altri, per il sociale e soprattutto per le generazioni del futuro.

Questa visione l’ha motivata anche nella creazione di una delle tante associazioni culturali da lei promosse: la “Raetia”, che ha come obiettivo il riconoscimento dell’identità ladina per gli abitanti originari della Val di Non.

Progetto nato 20 anni or sono, il riconoscimento della “Ladinità” dei nonesi autoctoni è divenuto realtà a seguito il supporto offerto dall’inequivocabile fondamento documentale, ritrovato dopo accurate ricerche storiche e dalla rilevanza politica imposta dalla dichiarazione di origini ladine, rilasciata nel corso dell’ultimo censimento, da circa un terzo della popolazione avente fondate origini nonese.

 

Professoressa Dominici che cosa significa Autonomia 2020?

Autonomia 2020 è un movimento nato dalla necessità di sostenere con determinazione le ragioni della nostra autonomia, che dev’essere rafforzata con ulteriori tre fondamentali facoltà legislative, inerenti: il lavoro, il fisco (tranne l’IRAP) e l’ambiente.

Per concretizzare un Nuovo Trentino ed un nuovo Tirolo e dare corso ad un’effettiva autonomia gestionale, capace di produrre quel reddito in base al quale, nel corso della prossima legislatura sarà proporzionato il gettito contributivo destinato alla nostra provincia.

In sintesi: se il governo centrale ritiene di contribuire economicamente nella misura di quanto ci meritiamo sulla base produttiva e non per la nostra specificità territoriale e culturale, ci consenta di farlo, astraendosi da imposizioni in materie fondamentali, quali lavoro, ambiente e fisco.

 

Quali concrete prospettive di qualità della vita, prevede per i trentini nei prossimi 5 anni?

Concretamente mi attendo un piccolo recupero dell’economia, dell’artigianato e della piccola industria, sottoposta alla condizione che la provincia sappia sburocratizzare e  fornire impulso anche alle imprese giovanili e femminili.

Altro elemento fondamentale è costituito dal recupero forte della famiglia, il cui ruolo è in disgregazione; della scuola ed a seguire d’interventi legislativi volti ad incentivare la formazione professionale.

All’estero, dall’Austria e proseguendo per il nord Europa, la metà del tempo destinato alla formazione è trascorso dagli studenti presso aziende, mentre da noi ci sono gli stage, che però sono troppo brevi e insufficienti per fornire un quadro d’insieme idoneo alla comprensione dell’ambiente lavoro. Serve meno didattica e più formazione. Per realizzare questo intento serve una legge provinciale, che dovremmo fare, giacché abbiamo la fortuna di poter attivare questo strumento legislativo assicuratoci dall’autonomia.

 

Alla luce della contrazione delle risorse economiche poste a disposizione della Provincia di Trento nei prossimi anni e della pervasività legislativa del Parlamento europeo, ritiene che ci siano possibilità di attuare una politica di armonico sviluppo sociale ed economico?

Lo ritengo possibile perché la nostra provincia, pur non godendo della stesso livello di autonomia accordato a quella di Bolzano, può legiferare autonomamente e quindi, fatta eccezione per gli ambiti prima menzionati, ha facoltà di adottare provvedimenti di legge per lo sviluppo delle piccole aziende e dell’artigianato, per favorire la formazione di reti.

In Trentino siamo arretrati perché in passato abbiamo privilegiato l’insediamento di grandi aziende che poi se ne sono andate, lasciando uno strascico di disoccupazione e spesso di costose aree da bonificare.

I singoli artigiani devono essere incentivati a collaborare e per fare questo serve agire sul territorio con metodo e capacità offerte da uno specifico e lungimirante intervento legislativo.

Secondariamente, promuovendo azioni di marketing, poiché la produttività di nicchia che queste nostre aziende sono in grado di esprimere, può ottenere un grande consenso di mercato sia a livello nazionale che internazionale. Occorre però che le partecipate della PAT, in primo luogo Trentino Sviluppo, si attivino con progettualità reali, specifiche e qualificate.

Purtroppo queste società partecipate sono servite al governatore uscente Dellai, per creare figure funzionali al proprio potere nel territorio e non per gli scopi precipui per i quali erano state promosse.

Il loro ruolo va radicalmente rivisto per legge. Ma Trentino Sviluppo ha a disposizione gli strumenti per rilanciare l’imprenditorialità trentina, creando, appunto, reti d’impresa e un progetto di marketing adeguato, che preveda un’adeguata azione di sviluppo verso i mercati più consoni alle produzioni trentine.

Questo incremento di efficienza potrà comportare, oltre ad un reale contributo economico ed occupazionale, un accrescimento della percezione livello di benessere nella popolazione trentina, che oggi vive “alla giornata”, privandosi del necessario coraggio di proiettarsi verso il futuro.

Quanto affermo lo constato girando assiduamente da un punto all’altro della provincia e constatando come ci sia un estremo bisogno di fornire motivazioni valide agli operatori economici di tutti i settori e questo può essere fatto con una regia che scaturisca da un lungimirante ed urgente disposto legislativo della PAT.

Anche per queste ragioni è prioritario il rafforzamento della struttura dell’autonomia della provincia.

 

Stiamo assistendo ad una progressiva trasformazione del ruolo della famiglia nella società: qual è, per lei, la dimensione ed il ruolo più consono della famiglia per il benessere dei cittadini?

Ritengo che la famiglia sia la cellula fondamentale della società. Lo affermo con cognizione di causa avendo vissuto intensamente l’esperienza professionale di preside in molte scuole, a contatto quotidiano con le varie realtà familiari.

In quel ruolo si ha “il polso” delle famiglie e quindi del contesto sociale.

Sono stata preside di grandi scuole come “l’ITI” ed il “Da Vinci” di Trento. Ho avuto qualche scontro con i docenti, che non si sentivano sufficientemente tutelati e questo proprio per aiutare la famiglia, non per andare contro la docenza, ma per favorire l’interpretazione della socialità della famiglia, nucleo fondamentale della società e quindi del suo funzionamento armonico.

Mi rendo conto che stiamo andando verso una progressiva materializzazione del sociale e questo incide pesantemente nella società stessa, però ritengo che chi decide di procreare debba primariamente sentire il dovere assoluto, innanzi a Dio ed agli uomini ed al valore delle vite a cui pone principio, il dovere di prepararsi e quindi di condurre il compito della genitorialità con consapevolezza dell’importanza che il ruolo comporta. Constato, a riguardo, che c’è tanta impreparazione e assenza di considerazione rispetto alle conseguenze dell’azione procreatrice, rispetto ai minori ed alle tensioni che si possono insorgere nella famiglia.

 

In questi due ultimi lustri abbiamo forse speso troppo denaro, vanificando preziose risorse economiche, nell’attuazione di società, che non sono state in grado di produrre un concreto utile?

Sono pienamente d’accordo. Sono state create molte società che, come dicevo, sono state e sono la “longa manus” del potere politico del presidente uscente, che ha creato una casta di dirigenti a lui legati, che erano e sono, tuttora, la sua controfigura. L’espressione attiva del suo potere.

Ognuna delle società create rispecchiava il suo potere.

Nel corso del mio mandato, mi sono più volte attivata per aiutare famiglie, gruppi economici ed ha dovuto combattere con vari dirigenti, poco inclini ad ascoltare ragioni validissime. A riguardo devo dire che i settori agricoltura e artigianato costituiscono l’eccezione, ma in molti altri settori mi sono dovuta adeguare alle condizioni che erano dettate da soggetti estranei alla politica, pur essendo un consigliere di maggioranza.

Queste persone hanno affermato un proprio potere, non quello derivante dal ruolo a cui erano preposti, ovvero al servizio della collettività, dalla quale emanava il senso stesso del loro incarico.

 

La donna trentina in questi anni ha progressivamente modificato le proprie modalità e abitudini, adeguandole alle nuove prassi di vita, istruzione, indipendenza economica, emancipazione culturale e ruolo alternativo a quello maschile, sono gli elementi salienti di questo processo di sviluppo. A suo modo di vedere, si è trattato di autentico sviluppo e miglioramento personale nella società?

Ritengo di si tranne che in politica. Eravamo in 6 nella legislatura precedente, siamo rimaste in 4 in quest’ultima e, almeno nel mio caso,per un attimo, gli uomini sono riusciti anche a emarginarci, brutalmente. La politica in Trentino è arretrata tantissimo nel settore dell’emancipazione femminile. Questo lo posso affermare con fermezza.

C’è da dire che gli uomini, in alcuni casi, hanno potuto ammantarsi di aperture:

esempio ne sia la circostanza che mi ha consentito di fondare un gruppo femminile all’interno del partito in cui militavo, ma non appena ci siamo focalizzate su alcune tematiche da noi elaborate, la componente maschile si è immediatamente posta nella condizione di ribadire il proprio potere.

Nell’ambito più ampio del consesso sociale, ritengo vi sia stato un progresso e un aumento dell’emancipazione femminile. Questo però non è avvenuto parallelamente per le giovani generazioni. Girando per il Trentino riscontro difficoltà per coinvolgere le donne, nel momento in cui debbano mettersi in gioco.

Cosa resta da fare o dovrebbe modificare, nella gestione della propria vita la donna trentina?

Prima di tutto interessarsi del bene pubblico. Sono ancora troppo poche le donne che si occupano delle amministrazioni comunali e della provincia, anche se è accresciuta l’attenzione rispetto a soli dieci anni or sono. Molto resta ancora da fare, per evitare che le donne si emarginino nel familismo e nel solipsismo, privando di fatto la società del loro fattivo contributo.

Sentirsi stimolate a compartecipare anziché limitarsi sterilmente a criticare; esporsi pubblicamente, mettersi in gioco è importante. Quando una donna si apre ad esperienze anche nei vari ambiti dell’associazionismo, si accorge che occorre molto tempo per elaborare decisioni e mettere a punto iniziative e che il frutto di quest’impegno non si raccoglie subito e così si scoraggia. Occorrono determinazione e dedizione, che generano poi soddisfazione e crescita per tutti. Ma io ho tanta fiducia perché, ad esempio, nell’ambito culturale noto come vi sia partecipazione ed io stessa coinvolgendo le persone direttamente, sono riuscita a creare un certo dinamismo, attivando diverse donne, anche se, a posteriori, è necessario incoraggiare continuamente e sorvolare sugli inevitabili errori.

 

Non è stata solo un’intervista pre-elettorale quella che ci ha rilasciato Caterina Dominici, perché abbiamo compreso come quest’incontro sia stato piuttosto una dichiarazione consapevole d’intenti di chi ha a cuore il Trentino, di chi con la pacatezza che scaturisce dall’esperienza e dalla conoscenza accurata di fatti e persone della nostra politica provinciale, può permettersi la necessaria franchezza che occorre per parlare alla gente di tutte le valli alla vigilia di una nuova epoca, ora che “il re è nudo” e che il debito di due miliardi di euro nel bilancio provinciale è stato ufficializzato dai vari articoli apparsi sulla stampa. Non si tratta di una cambiale in scadenza, ma di una rateizzazione di spese che sono state fatte sulla scorta di ragioni non sempre funzionali all’interesse reale della collettività trentina e che ora andranno onorate, deducendole dal già contratto bilancio provinciale.

Cinzia Albertini

Lascia un commento

La redazione si riserva la facoltà d i pubblicare o meno i commenti inviati

Ricerca / Colonna destra

Notizie Random

  • Don Chisciotte della Mancha
    Scritto da
    Titolo: Don Chisciotte della Mancha Autore: Miguel de Cervantes Editore: Garzanti, collana I Grandi Libri E' un classico che tutti citano ma che forse pochi hanno letto. Di tutto il Don Chisciotte non rimangono scolpite nella mente solo le avventure (o meglio disavventure) del cavaliere dalla triste figura e del suo scudiero Sancho. Rimane "un'atmosfera", uno scenario di fondo: il decadentismo utopico del più leggendario anti-eroe che si crede eroe, con la sua follia e la sua inaspettata saggezza. Un libro che è un viaggio in quella che ancora adesso si chiama letteratura e che racchiude in sé tutte le…
    Leggi tutto...

Redattore

Utenti online

Abbiamo 147 visitatori e nessun utente online

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie premi il pulsante qui sotto