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IL MO-VI-MENTO 5 STELLE TRENTINO

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Il risultato elettorale del Mo-vi-mento 5 Stelle in Trentino, anche se ha prodotto due gongolanti di gioia consiglieri provinciali, ha innescato molteplici “mal di pancia” a molti candidati delusi.

La flessione di quasi venti punti percentuali tra i suffragi ottenuti a febbraio e quelli registrati a ottobre, non è attribuibile alla caduta delle foglie tipica dell’autunno, visto cha a febbraio a questa latitudine, esse non sono ancora comparse sui rami, ma ad un’evidente, improvvida gestione del patrimonio dei consensi conseguiti, dovuta alla delusione degli elettori non tanto o solo, verso i risultati politici non raggiunti a livello nazionale, ma ad altre percepibili ragioni.

Motivazioni che, in primo luogo, riguardano proprio il coinvolgimento dei militanti, di coloro che come me erano stati attratti dalle forti, non solo per il tono di voce utilizzato, parole di Grillo, utilizzate per porre all’indice quella prassi partitica inveterata in tutte le compagini politiche, foriera di comportamenti che, definire moralmente improvvidi, costituisce un blando eufemismo.

Ed ecco che un marginale ed oscuro “sottolineatore” delle anomalie prodotte dai “notabili” del Mo-vi-mento locale, quale lo scrivente, è stato immediatamente additato quale eretico contro il quale pronunciare il proprio anatema.

In effetti, “l’ho fatta grossa”! Ho osato parlare di democrazia, (la stessa intesa da Grillo), all’interno dell’apparato partitico grillino trentino (leggasi meet-up per gli eruditi) e, per di più, di semplice buon senso.

Ebbene, desidero affermare pubblicamente, che non supponevo, nemmeno lontanamente che il mio semplice ingresso in un gruppo di persone asseritamente attirate dal desiderio di migliorare l’etica della politica e con essa quella della nostra società, parlare rispettando democraticamente non solo l’opinione altrui, ma il proprio turno, per una durata massima di 2 o 3 minuti, esponendo le mie idee, fosse stato in realtà il rito iniziatico, con il quale concedevo la mia ragione al Movimento.

Ascoltare è uno dei modi per apprendere.

Se avessi inteso che tanto valeva come rinuncia alla mia facoltà di ragionare e di argomentare conseguentemente, non avrei perso, né tantomeno avrei sottratto tempo, agli altri astanti, perché questa facoltà dell’intelletto e questa emanazione del libero arbitrio, sono due elementi ai quali, purtroppo, non riesco a rinunciare.

Penso, convintamente, che l’ignoranza sia una disgrazia e che essa oggi abbondi e mini la nostra società nel suo fondamento morale, anche perché tante sono le persone che non sanno ascoltare e che spesso fondano il proprio scibile su certezze indotte da verità urlate, da ovvietà centellinate come profezie.

Questo Movimento, in Trentino, ha perso la dinamicità che gli sarebbe stata propria, trasformandosi da  forza coagulante, capace di unire le persone desiderose di un vero cambiamento, richiedenti una giustizia meno astratta e più tangibile o, più semplicemente, un futuro migliore, in un mo-vi-mento, già divenuto un palliativo, incapace di colmare il vuoto della politica con persone autenticamente capaci o, semplicemente, dotate di buon senso.

L’ignoranza e l’arroganza hanno disinnescato la potenza latente del Movimento e dalle sue ceneri è nato il mo-vi-mento, intollerante verso chi osa criticare o peggio, pensare, non qualcosa di diverso, ma diversamente.

E’ la metamorfosi dell’eretico, che diviene inquisitore. Il mo-vi-mento è il primo caso di ossimoro politico del mondo, annoverando al suo interno soggetti incapaci di capirsi, ormai anche fra se stessi.

Forse, tra tutte le forme di organizzazione dello stato, la democrazia rappresenta uno dei minori mali possibili, ma l’oligarchia all’interno del Movimento, costituisce un anacronistico errore, difficile da considerare ineliminabile.

Chi concepisce e realizza un movimento in questa maniera, sa’ che è destinato a disciogliersi.

Esso è, evidentemente, un movimento generato per divenire un mo-vi-mento, per durare un mo-mento.


Luigi Campestrini

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